Sarri, Allegri e quelli che... "Qui comandiamo noi"

La tendenza: al vertice della A allenatori che non le mandano a dire e strigliano anche le loro star: da Dybala e Morata a Insigne e Icardi

C'era una volta la diplomazia spinta. E c'erano anche frasi fatte buone per tutti gli usi e tutti gli spogliatoi. Che resistono tuttora, per carità: ma che ogni tanto (sempre più spesso, in realtà) lasciano spazio a refoli di sincerità. Pane al pane e vino al vino, come è anche giusto che sia. Da parte degli allenatori verso i propri giocatori, soprattutto. Perché, insomma, non è che sia sempre facile nascondere l'arrabbiatura appena finita la partita, mascherandola dietro frasi di circostanza o girando al largo dal concetto che si vuole esprimere. E allora via, davanti a taccuini e microfoni senza celare l'evidenza. Insigne ha preso male una sostituzione, uscendo dal campo seccato e infastidito? «Dovrà spiegare ai compagni perché si è comportato così, a me non fa né caldo né freddo - furono le parole usate da Maurizio Sarri a inizio stagione -. Più incazzato è, meglio è per noi. Se lo stesso vale per Mertens? Sì, alla grande». Da quel momento in poi, il talentuosissimo attaccante napoletano non ha più sgarrato e altrettanto non ha fatto il suo collega belga. Zuniga ha invece levato le tende trasferendosi a Bologna, non prima di avere mugugnato e di essersi sentito rispondere che «gioca chi sta meglio».

Certo che sì. E la legge del rimbrotto esplicito vale per tutti. Anche per la Juve di Allegri, sbottato mesi fa dopo avere perso contro il Sassuolo («ci è mancato il senso di responsabilità») ma pungente anche con i singoli. L'ultimo è stato Morata, sostituito durante il match contro il Genoa: «Era arrabbiato? Io più di lui, perché non ha allungato la squadra come avrebbe dovuto». Poco importa che lo spagnolo fosse reduce da quattro gol in due partite: se cazziatone deve essere, cazziatone sia. Come quando, a inizio novembre, si era dovuto cambiare i calzettoni (non uguali, come impone il regolamento) durante il match contro il Borussia M'Gladbach: «Non si può - era sbottato Allegri -. Sono molto arrabbiato. Per andare avanti in Champions ci vuole l'atteggiamento giusto: noi ancora non l'abbiamo». E giudizi trancianti erano arrivati anche nei confronti di Dybala («una cosa è fare più o meno quello che si vuole al Palermo, un'altra è giocare nella Juve») e Pogba: «Un giorno potrà vincere il Pallone d'Oro, ma intanto deve cominciare a fare le cose semplici. L'importante è che si metta in discussione per migliorarsi». Sarà un caso, ma poi i due si sono messi a dare spettacolo.Magari succederà lo stesso a Icardi, punzecchiato da Mancini con un inequivocabile «io a 50 anni avrei fatto gol con un'occasione così... il calcio non è solo tecnica, ma anche cervello». Quello che sostiene per esempio di sapere usare Zukanovic, ritenuto «buon giocatore, ma un po' lento» dal suo neo allenatore Spalletti: «Non c'è problema, ma non sono tanto lento. Uso bene la testa, sono intelligente e so coprire lo spazio». Botta e risposta: bello così, no?

Commenti

giovauriem

Sab, 06/02/2016 - 09:39

a palermo non hanno nulla da dire su ciò che afferma allegri riferendosi a dybala "una cosa è fare più o meno quello che si vuole a palermo ,un'altra è giocare nella juve" (mi ricorda tanto la spocchia di memoria agnelliana)io mi chiedo il palermo è uno dei tanti satelliti di serie a e serie b della juve , è sudditanza psicologica o è un "legame" avvenuto attraverso l'immigrazione al nord di masse lavoratrice siciliane .