Sarri & Mancio, è la sfida dei quasi opposti

Uno viene dal basso, l'altro dall'alto ma il gioco umile è quello nerazzurro

Stiamo montando una sfida fra mondi contrapposti, per fortuna si parla solo di calcio. Napoli-Inter come il Papa e l'Imperatore, assegnare poi sotto quale bandiera siano schierati resta complicato, come rifarsi ai due capitani, Sarri e Mancini, uno arriva dal basso, l'altro invece ha frequentato solo l'alto. Questa però non è una differenza, è solo un modo diverso per entrare in un ambiente sclerato, dove non viene perdonato niente, i primi a saltare, i primi a diventare gli ultimi quando le cose funzionano e il merito finisce ad altri. Ma siccome il Napoli gioca bene e l'Inter gioca male, ecco che parte la giostra. Sarri li fa giocare, diverte e segna su qualunque campo, Mancini li fa vincere e basta, per la maggioranza è troppo poco, ma li ha battuti solo la Fiorentina in una serata storica, rigore dopo quattro minuti. Nella stessa giornata, la sesta, in cui il Napoli batteva al San Paolo la Juventus 2-1 con le reti di Insigne e Higuain. Sfida da bassa classifica, la definì Sarri. La serie A diceva Inter 15, Napoli 6, nove punti di differenza, due mesi dopo è di soli due punti. Questo è un dato più importante. Adesso Sarri è destinato a seguire le orme di Sacchi e Guardiola, glielo auguriamo, diverte e non solo, sta scoprendo il nuovo calcio dopo aver lavorato agli sportelli. Sacchi peraltro lo ha subito adottato. Commentare alla vigilia della sfida che l'Inter ha un gioco che all'estero non sarebbe apprezzato, non è casuale e lo costringerà ad arrampicarsi sui vetri in caso, impossibile naturalmente, il responso del campo gli sia avverso. Forse la naturale simpatia per Sarri arriva proprio dalle origini identiche dei due, modesti o modestissimi calciatori. Sarri ha confessato di averci provato a giocare ma poi ha scelto un lavoro, quello di allenatore, che avrebbe fatto anche gratis. Poi Stia, Faellese, Cavriglia, Antella, Valdema, Tegoleto, Sansovino, Sangiovannese, insomma un bel mazzo, un bagno negli angoli del football nei quali il Mancio non ha mai immerso neppure l'alluce del suo piede sinistro. Per l'Arrigo calciatore, Fusignano e Bellaria, non esattamente due top club e poi grazie Cavaliere e nell'ordine Gullit, Van Basten e Rijkaard. Gira la voce che sono molto meglio come allenatori quelli che da giovani non erano dei fenomeni con il pallone fra i piedi. Guardiola li scusi. Il Mancio invece è cresciuto nella bambagia, in serie A quando ancora leggeva i fumetti, e da allenatore peggio, mai su una panchina, sempre in poltrona, altra postura, presenza di rilievo, sorriso, tanti soldi da tanto tempo. Uno, il primo, cerca il riscatto e un posto nel football attraverso qualcosa di speciale, qualcosa che non lo scaraventi nell'oblio in fretta. L'altro c'è abituato, s'è fatto un'idea diversa, li cerca stazzati e li fa correre dietro all'avversario, quello che da giocatore lui non ha mai fatto, e in fin dei conti c'è più umiltà nella sua Inter. Si sono invertiti i ruoli, ognuno sta provando quello che l'altro ha già provato. Se sono così diversi, si stanno omologando.