Sarri: "Napoli, addio amaro. Che errori"

Durante la conferenza stampa il neo tecnico del Chelsea ha ammesso : "Io e AdL abbiamo entrambi sbagliato"

Napoli nel cuore, un affetto che neppure il brusco addio può cancellare. Ma le ambizioni ora sono emigrate a Londra, precisamente nel quartiere di Fulham. Sede dello Stamford Bridge, dove ieri Maurizio Sarri si è presentato alla stampa locale.

L'inglese resta da perfezionare («meglio in italiano, così non vengo frainteso»), così come la rosa dei Blues («spero che restino tutti i migliori»), ma Sarri non ha paura di una sfida «stimolante e difficile», nel campionato «più duro al mondo, più difficile della Serie A». Davanti ai giornalisti inglesi ha voluto precisare di sentirsi più un «tecnico da campo» che non un manager, approfittandone per elogiare il lavoro del suo predecessore. «Antonio Conte ha ottenuto risultati eccezionali in carriera, anche qui. Quello di buono che Conte ha fatto con il Chelsea lo conserverò - promette Sarri, che ha chiesto di essere chiamato «semplicemente Maurizio» -. Ma nel calcio di oggi la cosa più importante è saper trasmettere la proprio filosofia di gioco alla squadra».

Tempo, però, non ce n'è: tra poco più di tre settimane comincia la Premier League. «In passato mi ci è voluto un po' di tempo per spiegare le mie idee. Magari anche tre mesi. A Napoli ci eravamo sintonizzati dopo tre partite. Spero di fare in fretta anche qui, anche se dopo un mondiale ci vuole sempre un po' più di tempo». Il mercato inglese chiude esattamente tra 22 giorni. E il Chelsea, al di là di Jorginho, appare come un cantiere aperto, con molte delle sue stelle - a cominciare da Eden Hazard - con le valigie pronte. «Sono forse l'unico allenatore che si annoia quanto sente parlare di mercato. Non mi interessano le trattative. Con un paio di innesti possiamo essere una squadra in grado di dare spettacolo. Manca solo un po' di creatività a centrocampo. Hazard? È già uno dei due o tre migliori giocatori in Europa. Spero di migliorarlo, anche se sarà difficile perché ha già raggiunto livelli altissimi».

Anche a Londra Sarri insegue lo «spettacolare», perché «il calcio è un gioco e bisogna nutrire il bambino che è in noi. Io per primo voglio divertirmi». Solo quattro anni fa allenava in Serie B, ora si trova sulla panchina di uno dei top-club del campionato più ricco del pianeta. «Qui ci sono i migliori tecnici e i più forti giocatori al mondo. Ma non ho paura, se l'avessi, probabilmente non farei questo mestiere perché bisogna saper rischiare».

Coraggio e orgoglio, nel difendere i suoi anni napoletani. «È vero, non abbiamo vinto nulla. Ma negli ultimi quattro anni nessuno in Italia ha vinto nulla, ad eccezione della Juventus. Il mio Napoli, però, ha stabilito due volte il proprio record di punti». Eppure non è bastato per trattenerlo al San Paolo. «Non so se fosse inevitabile l'addio, ma certo Napoli e la sua gente mi rimarranno sempre nel cuore. Con De Laurentiis ci sono stati errori da entrambe le parti, e certi miei silenzi sono stati incompresi. Ma spero che il tempo aggiusti tutto».