Da scarti in serie A a protagonisti in Brasile

Serie A non più in grado di reggere il confronto con le big europee, ma, a guardare il Mondiale, talvolta tutto ciò è colpa anche di scelte di mercato discutibili.

Julio Cesar in trionfo dopo l'impresa con il Cile

Negli ottavi di finale dei Mondiali di calcio, che ha visto protagoniste diverse squadre europee, molti club di serie A si saranno sicuramente mangiati le mani: questo perché alcuni Campioni, che stanno scrivendo la storia della competizione, sono stati letteralmente scartati dal nostro Campionato.

L'Italia ormai è fuori dai Mondiali e anche questo ennesimo fallimento del nostro movimento pallonaro è stato metabolizzato; in gara, però, sono rimaste molte squadre, alcune delle quali europee che stanno disputando un Ottimo Mondiale anche se per l'approdo ai quarti hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie. Olanda, Germania e Francia, infatti, sono, almeno per ora, le tre formazioni continenatali che sono riuscite a superare il turno e dunque qualificarsi ai quarti di finale, dove Bleus e Tedeschi collideranno e l'Olanda affronterà la squadra che ha sconfitto l'Italia nella seconda partita del girone, ovvero la Costa Rica delle sorprese.

Quello che deve far riflettere non è solo la prematura eliminazione dell'Italia dalla competizione, ma anche l'epurazione, spesso in malo modo, di alcuni talenti dai club di serie A: non sono pochi, infatti, gli ex giocatori della massima serie, in particolar modo di Inter e Milan, che stanno facendo benissimo e che sicuramente non potranno che far emergere qualche rrimpianto a dirigenti e Presidenti di club.

Il primo, protagonista di uno splendido ottavo, è il portiere del Brasile Julio Cesar: il vincitore del Triplete con l'Inter, infatti, si è reso autore di una sfida ai rigori decisiva contro i giocatori del Cile e ancora una volta l'estremocarioca ha confermato la sua fama di para-rigori e, in generale, di rimanere un portiere di assoluto livello. Sono stati infatti due i rigori neutralizzati ai giocatori del Cile, ovvero quelli di Pinilla e Sanchez, che di fatto ha permesso al Brasile di accedere ai quarti contro la Colombia.

Anche tra gli Oranje ci sono due protagonisti che hanno giocato in Italia: il primo è Wesley Sneijder, che ha dimostrato di avere ancora un sinistro unico e soprattutto di essere un uomo su cui fare affidamento nel momento del bisogno, visto che una sua conclusione ha permesso all'Olanda di pareggiare a due minuti dalla fine dei tempi regolamentari contro il Messico. L'Olandese è stato messo alle porta dall'Inter tra le polemiche e Sneijder non è la sola vittima milanese. Anche Huntelaar, ex giocatore del Milan mai esploso sotto la Madonninia, ha dimostrato di che pasta sia fatto, segnando, in pieno tempo di recupero e contro il San Ochoa para tutto il rigore procurato dal sempre fenomenale e inarrestabile Robben, che ha permesso agli Orange di completare una miracolosa rimonta.

Anche nella sorprendente Colombia tanta "Italia" anche se non sempre apprezzata. E' il caso, ad esempio, di Pablo Estifer Armero, tra i migliori dei suoi, ma mai decisivo a Napoli, dove spesso è stato relegato in panchina, a vantaggio dello stesso Mesto e costretto ad emigrare a Gennaio in Premier con il West Ham per scendere (poco) in campo. Neppure grosse soddisfazioni ultimamente nella massima serie per due Cafeteros centrali nel pacchetto difensivo colombiano, con Zapata, che rischia il posto con l'arrivo di Alex e la conferma di Rami e Yepes pensionato a Milanello e finito sul palcoscenico, sempre importante ma meno prestigioso, di Bergamo. Soddisfazioni ancora minori per l'argentino Gago, "preteso" in campo da Messi è anonima comparsa, due anni fa, nella Roma pre-Garcia. Tornando a Napoli tanta panchina e sempre in vendita quell'Edu Vargas, protagonista nell'attacco cileno, mentre costretto ad emigrare anche lo svizzero Seferovic che, dopo una stagione di B a Novara, finisce in Spagna alla Real Sociedad e la cui rete al 92' contro l'Ecuador ha regalato agli Elvetici il pass qualificazione.

Cessioni talvolta per ragioni di bilancio, come quella del pilatro della difesa verde-oro Thiago Silva e per ragioni di ingaggio, certo, ma anche una serie di addii, spesso forzati, che in un momento in cui in serie A latita il talento non possono che far sorgere interrogativi sulla capacità del nostro calcio di valorizzare chi il talento ce l'ha davvero.