Schelotto e l'Uefa a lezione da Cesarini

Guillermo Barros Schelotto clandestino a Palermo, respinto alla frontiera del calcio e rispedito a casa dall'Uefa e le sue norme rigorose e sciocche. Mi torna in mente Renato Cesarini, di imprevedibile origine, forse Senigallia, comunque argentino totale, tra football, tabarin, femmine e brillantina, il quale rientrato in Patria dopo l'esperienza europea con la Juventus, pensò di fare l'allenatore ma l'Afa, la federcalcio argentina, gli intimò di passare un esame: «Io, Renato Cesarini, grande del calcio, dovrei passare un esame?».«Sì» replicarono quelli della commissione della federazione di Baires: «A meno che Lei non abbia scritto un libro sul calcio e allora». Cesarini ci pensò due secondi e prese il pallone al balzo: «No, non ho mai scritto un libro ma se mi portate qui tutti i libri di calcio del mondo Io vi correggerò gli errori».Schelotto impari e l'Uefa pure.TD