Mondiale, allarme Doha. I ciclisti hanno capito che nel deserto fa caldo

Pronto un manuale di sopravvivenza a 40°. Gara dimezzata? Ct Cassani: "Imbarazzante"

Stadi vuoti: si gioca nel deserto. Il ciclismo ha deciso invece di andarci a correre. È la mondializzazione bellezza, e nessuno ci può fare niente. Qatar, Oman e da due anni anche l'Abu Dhabi Tour, manifestazione organizzata dalla Rcs Sport, mamma del Giro: questa è la nuova frontiera delle due ruote.

Quest'anno poi, nel deserto si assegnerà anche il titolo di campione del mondo. Il 16 ottobre prossimo in Qatar, a Doha per la precisione, si assegnerà il titolo iridato riservato ai professionisti. Una sfida nel deserto, a 40 gradi all'ombra, ecco perché il mondiale è slittato così in là nel calendario. Ma nonostante la proroga, i problemi ambientali sono in ogni caso tanti, molti e tali da mettere in crisi tutti. L'organizzazione mondiale dei corridori (CPA), presieduta dall'ex campione del mondo Gianni Bugno, è vigile. La stessa Uci è molto preoccupata per le condizioni estreme e per la salute dei corridori che potrebbe essere messa a dura prova. Non a caso per l'evento è stato pubblicato in questi giorni un manualetto di 28 pagine per spiegare come «lottare contro il caldo».

Dubbi sulla scelta operata dall'Uci ce ne sono stati fin dal primo giorno, fin dall'assegnazione e il percorso nel frattempo - è stato cambiato più volte alla ricerca della quadratura del cerchio, ma avvicinandosi l'evento la tensione sale e i nodi stanno venendo al pettine. Su tutti, guarda un po', quello del caldo e delle condizioni meteo in generale. Cose da non crederci. Il ciclismo ha scoperto che in Qatar, a metà ottobre, fa caldo. In Italia si vive ancora in un clima estivo e molti si sorprendono che negli emirati faccia caldo. La Fifa, omologo dell'Uci per il calcio, ha deciso di assegnare i mondiali 2022 al Qatar, ma saranno giocati per ragioni di caldo a dicembre; nel mondo del ciclismo, invece, ci si sorprende per le condizioni ambientali che potrebbero mettere a rischio la salute dei corridori. Noi temiamo fortemente, invece, per la salute mentale dei dirigenti dell'Uci, ma questo è tutto un altro discorso.

Cosa succederà? Che alla vigilia di ogni corsa (le sfide iridate incominceranno domenica 9 ottobre, con la cronosquadre, ndr) si riunirà la commissione deputata a verificare le condizioni meteo e potrà modificare tracciato e programma, sulla base del nuovo regolamento sulle «condizioni estreme». La commissione sarà composta, come prevede il regolamento, dal presidente del collegio dei Commissari della prova Ingo Rees, dal direttore di corsa, dal medico della corsa, dal responsabile della sicurezza e dal rappresentante dell'associazione dei corridori Bobbie Traksel. Accanto a loro, l'Uci ha deciso di costituire una commissione di medici - composta da Anton Zasada, Olaf Schumacher, Sébastien Racinais e Juan Manuel Alonso - che sarà incaricata di valutare le condizioni ambientali nella capitale Doha.

Cosa può decidere tale commissione? Di non fare nulla, di cambiare il luogo di partenza e di arrivo, di utilizzare un percorso alternativo, di neutralizzare una parte della corsa, di annullare la prova. Così recita il regolamento ma in un mondiale di spostare partenza e arrivo o di modificare il percorso non se ne parla, anche perché se il problema è il caldo, fa caldo ovunque. Resta quindi come extrema ratio la neutralizzazione di una parte della corsa: come dire gare più corte e mondiali inevitabilmente falsati.

In particolare, nella corsa dei professionisti potrebbe essere cancellata la parte che si addentra nel deserto, mentre c'è la concreta possibilità di aumentare il numero dei giri del circuito cittadino (per altro diminuito poche settimane fa proprio a beneficio del tratto in linea) ma inevitabilmente ci sarebbe una riduzione del chilometraggio, attualmente fissato a 257,5 chilometri, che potrebbe scendere a circa 150 chilometri. Insomma, una farsa. Come divertente, oltre al manualetto mandato alle stampe in questi giorni su come combattere il caldo, sono le due moto in più munite di borracce di acqua fredda. Insomma, hanno pensato davvero a tutto. Preoccupato il ct azzurro Davide Cassani, che da lunedì è in ritiro con gli azzurri a Cavaso del Tomba, nel Trevigiano, alle pendici del Monte Grappa. «Sarebbe importante sapere quanto prima cosa hanno intenzione di fare ci spiega il selezionatore azzurro - . Ho fatto delle scelte tecniche sulla base di un certo tipo di percorso (Viviani e Nizzolo le punte, ndr) e sulla base di un certo chilometraggio, se davvero si dovesse arrivare a ridurre la corsa iridata e ci si trovasse a correre solo 150 km è bene saperlo il prima possibile. Personalmente spero che non si arrivi a tanto, perché correre un mondiale così breve sarebbe semplicemente imbarazzante. Ma come si dice in questi casi? Resto in attesa di saperne di più». Anche noi.

Commenti

Marzio00

Gio, 06/10/2016 - 10:28

Tutti sottomessi al Dio Denaro.......

Raoul Pontalti

Gio, 06/10/2016 - 12:13

Più che le temperature assolute preoccupano le condizioni di umidità. La stagione non è l'ideale, accettabile sarebbe stato l'inverno sia per le temperature che per l'umidità. Un mondiale per cammellieri convertiti alle due ruote...

cgf

Gio, 06/10/2016 - 13:00

@SigorIoSoTuttoPerchéLeggoMolto sappia che non è più estate, anzi ottobre non è nemmeno troppo umido e non è nemmeno il caldo se confrontassimo luglio/agosto. Sappia che Lance Armstrong si allenava nel deserto, gareggiare in Europa (doping a parte) era una passeggiata. Che dire della Vuelta? in Spagna dove non scherzano ne la temperatura e tantomeno l'umidità quando si corre. Ottobre è forse il mese migliore perché il vento spira dal mare e non dal deserto come in primavera/estate (=Molto caldo), nella media stagionale di ottobre può avere picchi da 35 gradi, è però ventilato... spesso troppo ventilato e questo potrebbe essere il vero problema. Soluzione? NON ERA DA FARE LI, PUNTO

manfredog

Gio, 06/10/2016 - 14:23

Il fatto non è che hanno capito che nel deserto fa caldo, no, quello lo sapevano benissimo, anche se sono ciclisti; è che mettere l'impianto di aria condizionata su tutte le biciclette, oltre ai costi, comportava un peso eccessivo sulla bici, e quindi tempi di percorrenza troppo lunghi, tutto qui. Aggiornate, per favore, l'Enciclopedia Trepontalti !! mg.

Ritratto di 98NARE

98NARE

Gio, 06/10/2016 - 15:02

DIFATTI SONO I CICLISTI IL PROBLEMA !!!!!!!