Alla scoperta di Trento, il Leicester del basket

Difesa e preparazione atletica compensano la rosa corta e un attacco non eccezionale

Lasciato un fiore del Trentino sulle macerie dell'Emporio Armani e sui rimpianti dell'ex Pascolo ceduto proprio a Milano, le Aquile si sono immerse nelle acque fresche di un lago dolomitico per ritrovare energie aspettando sabato 10 la prima finale scudetto della loro storia che inizieranno in trasferta. Forse oggi, gara sei in Irpinia fra Avellino e Venezia (2-3 vantaggio Reyer ore 20.45, diretta Rai-Sky), al più tardi mercoledì, conosceranno la rivale per la sfida dei sogni. Tutte squadre che non hanno mai vissuto un momento del genere, ma certo la Dolomiti Energia è la vera Cenerentola, come il Leicester di Ranieri nel calcio inglese.

Quando nel 2010 il 48enne ariete barese Maurizio Buscaglia è stato richiamato a Trento ha trovato la squadra in serie B: promozione in A2 nel 2012, salto in A1 l'anno dopo, poi in altri tre è arrivato alla finale scudetto. Prima di questi playoff trionfali (3-0 su Sassari, 4-1 a Milano) il suo contratto era stato rinnovato per altri tre anni. Solo 6 vittorie nel girone d'andata, chiuso al 13° posto, quindi la grande cavalcata nel ritorno, 12 vittorie su 15 partite (due più dell'Emporio) e 4° posto finale. Cenerentola è arrivata alla finale perdendo proprio al Forum doveva aveva trionfato in campionato una pedina importante come Baldi Rossi e il Moraschini che Buscaglia stava rigenerando.

Nel torrido dei playoff ha affrontato i suoi nemici con 8 giocatori, considerando che l'ottavo, il lungo Lechthaler, non gioca più di 10'. Hanno sorpreso per vitalità atletica e qui il mago riconosciuto è il marine Christian Verona, «rubato» alla grande pallavolo di Trento. Il generale in campo si chiama Aaron Craft, che nell'Ohio giocava con il Della Valle di Reggio Emilia, un classe '91, studente in scienza dell'alimentazione. Lui dirige attacco e scatena la difesa. La roccia è Dominique Sutton richiamato a Trento all'inizio del girone di ritorno, il cuore è quello del capitano, l'italoargentino di Baires Toto Forray, uno che scartarono in A2 a Forlì. Lui ha vissuto la grande cavalcata e sa cosa spiegare al giovane talento Flaccadori, lombardo, classe '96, al sorprendente Gomes, a Hoghes e al leone Shields. La loro forza è la difesa che maschera un non grandissimo potenziale offensivo e una statura media non straordinaria se il pivot è di 1.98. Comunque vada sono i protagonisti della stagione.