Scozzoli, che botta Una rana sgonfiata "Mai così stanco"

L’azzurro spreca sbagliando tutto. "Prima volta in una gara che conta"

È tornato ranocchio. Fabio Scozzoli è affondato come uno qualunque, quando invece tanti pensavano fosse uno da corte di Re Artù. È affondato nella scia di Cameron Van der Burg, il sudafricano amico di Dale Oen il re vichingo perduto dal mondo del nuoto. Finale infiocchettata dal record del mondo, messa a frutto dall'australiano Christian Sprenger e dal vecchio Brendan Hansen che ha chiuso con un tempo appena migliore di quello di quattro anni fa a Pechino. Questo per dire che Scozzoli ha buttato l'occasione della vita, anche se l'età sta dalla parte sua e magari un po' di esperienza in più non guasterà. Ha chiuso settimo, come un comprimario quando invece aveva lasciato sperare in una gara da medaglia. Ha chiuso lasciandosi andare come i muscoli si fossero sgonfiati. E così dev'essere stato se, alzando le mani nel segno de crucifige, il campione d'Europa di questi 100 rana ha tranquillamente ammesso tutte le colpe. «Ho sbagliato gara e non mi sono mai sentito così stanco ai 75 metri». Ci sarebbero gli estremi per avere qualche dubbio sulla preparazione. Pessima la partenza, racconta lui. Ma inutile tutta la gara. Strano per uno nato agonista per definizione. I 23 anni stavolta sono stati un peso più che una risorsa. Romagnolo purosangue, dunque senza troppi limiti alla lingua, Scozzoli ha pronunciato l'autoaccusa che la gara in vasca aveva fatto intuire. «Ho sbagliato fin dall'inizio. Di solito non ci casco nella gara che conta. Ma questa volta ho proprio sbagliato». Peccato, lo dice lui, lo ripete chiunque ne abbia seguito le poste in questi ultimi anni: occasione buttata.
Proprio stavolta che re Kitajima aveva deciso per l'abdicazione, mai in gara davvero. Fallito il tentativo dei tre ori di fila, si è mantenuto a galla con un quinto posto. Difficile ieri seguire Van der Burg, un missile lanciato verso quel podio da dedicare all'amicone scomparso e cancellare la storia di una pessima annata: morto l'amico, impossibilitato ad andare al suo funerale per questione burocratiche, e rapinato a casa dai ladri mentre era in piscina ad allenarsi. Gli hanno portato via tutte le medaglie. Ora ricomincia con questa che vale più di tutte le altre, ovviamente. Un bel risarcimento.
A ciascuno il suo. Italia affondata nel nuoto come fosse una cenerentola: batosta fuori d'ordinanza. Affondata la staffetta che in mattinata aveva combinato pasticci tanto da far imbufalire Magnini. «Si nuota in quattro, non uno contro tutti». E ce l'aveva con Dotto per la brutta partenza. La situazione non è migliorata in serata: Dotto, Orsi, Santucci e il capitano sono arrivati in coda(settimi) nella gara vinta dai francesi e nella quale Michelone Phelps ha mancato un'altra medaglia d'oro (Stati Uniti secondi). Ha detto Scozzoli del suo futuro: «Sarà una lezione per gli anni prossimi. Sono giovane, tra quattro anni ci sarò ancora e ci riproverò». Consolazione che non tutti si possono prendere. Magari si consolerà Ilaria Bianchi, stratosferica nel suo orticello: quinta nella finale dei 100 farfalla vinta dall'americana Vollmer a tempo di record del mondo(55”98). Record anche per la nostra (57”27): in due giorni lo ha migliorato due volte, abbassandolo di mezzo secondo. Sembriamo tornati all'Italia natatoria pre Sydney. Quella che non conosceva la via dell'oro.
RiSi