"È lo scudetto della sofferenza Ho dato tutto... Forse è l'ultima"

Alessandro Gentile, sperava nel titolo di mvp, andato a Sanders, come un anno fa, con Sassari?

«Rakim è sensazionale, ha meritato il riconoscimento».

Come si sente dopo un anno di infortuni e mugugni?

«Ho vinto due scudetti e una coppa Italia, va benissimo così. Nel 2014 era stata una gioia incredibile, questo sa più di liberazione, perché sono tutti pronti a criticarci, me in particolare».

Ha temuto di non farcela?

«Ho sempre accelerato il recupero, giocando con l'indice destro operato, fra errori e alti e bassi. Lo scudetto è un attestato alla sofferenza, sono tornato stanco dagli Europei, i primi due mesi erano stati eccellenti, anche in Eurolega, poi sono iniziati i problemi e chiunque si sarebbe abbattuto, per quanto ho passato».

Era stato fischiato, dopo l'eliminazione in Eurocup, con Trento.

«Ho l'animo in pace, ho sempre dato tutto. Si può piacere o meno, ma siamo nella storia. Sul parquet sono sempre aggressivo, prendo tiri che a qualcuno possono non piacere. Voglio vincere e lo dedico alla mia famiglia, a partire da mio fratello Stefano, adesso infortunato. Quanti festeggiano con me, ora, avessimo perso sarebbero stati i primi a osteggiarci. Sarà per il mio carattere fumantino...».

Continuerà nell'Armani, col sogno final four di Eurolega?

«Non so, potrebbe essere stata la mia ultima partita. Restai per vincere, ho già raggiunto i due titoli italiani di papà Nando, che mi ha sempre provocato: Quando avrai vinto la metà di me.... L'obiettivo è migliorare, il tiro da fuori, la parabola è piatta, ogni tanto il pallone scappa dalle mani per i problemi all'indice destro. Langford era un pessimo tiratore, adesso è fra i migliori».

Mike D'Antoni sulla panchina di Houston la avvicina ai Rockets? Alla Nba?

«Non ho mai parlato con lui, adesso festeggio, neanche penso al preolimpico».