Se il calcio fosse una cosa seria...

L'ultimo mondiale la Germania lo vinse prima della riunificazione. Il ct sempre pettinato è diventato sex symbol, malgrado le dita nel naso

Mondiale dei Mondiali, ma anche delle gaffes

Ne sentirete, ne sentiremo, la mancanza. Chiamatela saudade, stavolta non stonerà con l'ambiente. Che si tratti di mondiale o Olimpiade, c'è sempre il “dopo” ossia quella nostalgia canaglia di un mese scandito da attesa e stress, eccitazione e delusione, sorpresa e conferma, noia e divertimento. Qualcuno riuscirà a rimpiangere perfino il dolce dormire di Argentina-Olanda, che solo stridule telecronache televisive hanno catalogato alla voce divertimento.

Ultimi due giorni per decidere tutto: dal campione del mondo al campione del cuore. Se il calcio fosse una cosa seria sapremmo già il risultato di entrambe le questioni. Ma visto che il pallone non è una scienza, teniamoci il dubbio. Consoliamoci pensando che il calcio ha già regalato qualche verdetto onesto: la squadra ritenuta in assoluto la migliore, o la più completa, è arrivata alla finale e si chiama Germania. Il pallone d'oro dei palloni d'oro di questa epoca c'è arrivato pure lui ed è Lionel Messi. Ammettiamolo, neppure il Dio del pallone se l'è sentita di dare l'ultimo calcio benevolo al più scombiccherato Brasile degli ultimi 40 anni. Il calcio glielo ha dato, ma per tenerlo fuori dalla finale. Oggi giocherà la finalina ed è già troppo. Mondiale che non ha fatto sconti e ci ha inondato di gol nei momenti che contano: l'Olanda ha rifilato il 5-1 ai campioni del mondo della Spagna, avviandola alla più clamorosa eliminazione, eppure si è arresa sull'ultimo strappo verso la finale. La Germania ha rifilato un debordante 7-1 alla squadra del Paese ospitante e tanto resterà nella memoria nei secoli. Due colpi scenici, più che di scena, che regaleranno sempre un revival a questo mondiale.

Poi, certo, da qualche tempo svolazza nell'aria la domanda delle domande: è il miglior campionato della storia? Uno dei tecnicamente più validi? Essere o non essere? I numeri dicono che siamo su alti livelli. Poi ciascuno ha il suo colpo d'occhio sullo spettacolo: chi s'accontenta gode e chi ha palato più fino magari dorme.

Difficile scomodare la storia anche se le statistiche giocano a favore: media di 2,7 gol a partita, ad un passo dal record totale di reti, 390 passaggi di media-squadra, meno pareggi e meno cartellini (2,8 a partita), 56,9 minuti giocati a match. Eppoi tutto quanto fa spettacolo: Suarez che morde e Klose che fa record, Van Gaal che si inventa il cambio di portiere per i rigori, allenatori che saltano, nel senso della panchina, e giocatori che si sono rotti sul più bello, pianti di gioia e di delusione, un club della lacrima molto frequentato, mai come stavolta il macho si è presentato con l'occhio umido: animi delicati o insostenibile peso della pressione? Neymar è stato l'icona della lacrima e Messi ha smesso di vomitare e cominciato a sorridere. E ora ci aggiungiamo un italiano in finale, cioè l'arbitro Rizzoli: quasi normale in una sfida ad alta densità di campionato nostro, con tanto made in Argentina. Speriamo non la rovini.

Dunque, sarà davvero il miglior campionato della storia? Varrà ripensare a Mexico '70: correnti di pensiero lo mettono sul podio. Vinse un Brasile che faceva calcio e spettacolo. Quel Brasile era fra i migliori, questo il peggiore: l'unica risposta che vale.

Aggiungiamo: la vincente di domani non sarà la migliore della storia. Neppure si trattasse della Germania. Se n'è vista una più forte. E Messi? Valga la risposta di Kaiser Beckenbauer, uno che se ne intende. «Superstar assoluta, però Maradona è stato più eccezionale di quanto sia Lionel oggi».