Se le giustizie sono così diverse...

di Tony Damascelli

A ndrea Agnelli è colpevole. La giustizia sportiva si è lavata la coscienza. Ha emesso la sentenza, il tribunale ha usato la Var e ha sconfessato il procuratore federale che aveva chiesto pene molto più severe, arrivando a proporre due partite a porte chiuse più una con la curva sud vuota di tifosi. Affiancare l'aggettivo sportiva al sostantivo giustizia mi è sembrato, da sempre, ridicolo ma in questo caso l'ossimoro o la contraddizione è necessaria ed evidente: perché per la giustizia ordinaria il fatto non sussiste. Non esiste reato, non c'è alcuna ingerenza mafiosa, non c'è evasione fiscale, circolazione di denaro sporco, non c'è un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio per Andrea Agnelli. Anzi. Niente. Ma se il codice penale ha le sue leggi quello del football abbisogna di una propria etica e dirittura. Qui non sono in questione partite addomesticate, scommesse clandestine, coinvolgimento di tesserati ad alterare i risultati. Qui trattasi di un comportamento non lecito (?!) dei dirigenti juventini che, guarda caso, hanno ricevuto tutti la stessa condanna, dodici mesi e ventimila di multa, tutti colpevoli, indistintamente dai ruoli, mentre il Pecoraro, stuzzicato da una cattiva gestione mediatica della vicenda, si era sfogato ai massimi. Lo ha ribadito, ieri, parlando di fatti «terribili» e preannunciando ricorso ad altra corte.

Il calcio assiste in silenzio. Non parla la federazione, non parlano gli altri presidenti. Complici? Codardi? Estranei? Il football italiano, e non soltanto quello italiano, da sempre, in silenzio, ha fatto i conti con gli ultras ma la Juventus, come era accaduto ai tempi del doping, è un bersaglio facile e comodo, un esempio perfetto da dare in pasto al popolo. La sentenza non cambia le strategie bianconere. Andrea Agnelli proseguirà il suo mandato societario, così come la squadra proseguirà il suo cammino in campionato e in Europa, senza scosse e depressioni. I successivi passi legali potrebbero ridurre la condanna. Ma Pecoraro avrà ancora momenti di notorietà. Il popolo è contento. E la giustizia resta sportiva.