Se parlano i fatti... tutti a casa

La prevedibile sceneggiata del consiglio federale ci ha riportato alla forza del nostro pallone: tutto accade purché nulla cambi

Peccato che Carlo Tavecchio, longevo presidente della lega dilettanti, sia il predestinato presidente della federcalcio sennò il suo umorismo involontario sarebbe fantastico. Quando Barbara B. gli dice «spazio ai quarantenni», lui risponde: «Contano i fatti». Appunto, se contano i fatti tutti a casa.

Barbara B. avrà esagerato, ma lui ha fatto (sono fatti) autogol. La prevedibile sceneggiata del consiglio federale ci ha riportato alla forza del nostro pallone: tutto accade purché nulla cambi. Se, invece, qualcuno si domandasse: perché nulla cambia? La risposta andrebbe rintracciata nelle chiacchiere vacue, ed anche fasulle, con le quali i dirigenti federali delle varie leghe (a proposito, mancava il bi- stipendiato Beretta) ci hanno illustrato il futuro.

Tesi: non c'è nessuno meglio di noi. Sintesi di chi ascolta: ci stanno prendendo in giro con giri di parole. Tavecchio ha già in mano la maggioranza costituita dai voti suoi, da quelli di Macalli, presidente Lega Pro, e da un gruppetto di amici datati della lega di serie A (da Milano a Roma) che non vogliono scollarsi dal giocattolo. I vecchi signorotti del pallone chiedono candidati, ma sono loro che li bocciano a prescindere, non permettendo le candidature (serve il sì di almeno due leghe). Dunque mettiamo pure da parte ogni speranza di rinnovamento: nelle facce e nelle idee. Abete, nel discorso di saluto, ha restituito al Coni e Malagò colpo su colpo, rinfacciando medaglie di legno e medaglie perdute. Perfetto, ma che dire di due mondiali buttati? E di una finale europea da far arrossire? Il calcio è uno sfascio, prima ancora di essere allo sfascio. Chi ce l'ha mandato? I giornali? O i dirigenti che ci dicono di essere insostituibili, inarrivabili, e candidabili. Sembra di rivedere certe storie societarie: appena avanza il nuovo, il vecchio mondo ricorre a trucchi, trucchetti, malizie e furbizie pur di restare aggrappato a poltrone e stipendi.

Danilo Tommasi l'ha detta giusta: prima di parlare di «cantera» per i tecnici, perché non pensate a quella per i dirigenti? Da qui all'11 agosto speriamo che, a qualcuno, cada in testa un vasetto di geranii: magari si sveglia meglio. Anche nelle idee sul ct. Il futuro gruppo dirigenziale ascolta le odi-lodi di Tardelli, promette una scelta fra Zaccheroni e Guidolin, ovvero un ct che ha portato al disastro il Giappone (da noi un ct disastroso tira l'altro) e un tecnico che ha fallito quando si è alzata l'asticella internazionale, non tiene lo stress e ha bisogno di plasmare una squadra, e il gioco, per mesi mentre in nazionale ha disponibili settimane. Ha ragione l'umorista Tavecchio: dateci fatti non parole.