Se questo è ciclismo... Moto uccide corridore

Il 25enne Demoitié travolto da un mezzo della carovana È allarme: dal Tour alle classiche escalation di incidenti

Qualcosa si dovrebbe mettere in moto, per fermare questa mattanza. Per impedire che i corridori facciano la fine degli insetti contro il parabrezza. Qualcosa si dovrebbe mettere in moto, per gestire le tante troppe moto in corsa, che negli ultimi periodi sono state un pericolo costante. Fino a domenica era andata bene, solo qualche caduta, qualche abrasione per i malcapitati corridori, alcuni moccoli sparati in cielo all'indirizzo di questi imprudenti e scellerati piloti di moto che vogliono stare nel vivo della corsa, sfidando la morte. Antoine Demoitié, invece, non ce l'ha fatta: è spirato all'ospedale di Lille nella notte tra la domenica di Pasqua e il lunedì. Il 25enne belga era caduto domenica pomeriggio a Sainte-Marie-Cappel dopo 150 km dal via della Gand Wevelgem con altri quattro corridori, tra questi anche il nostro Mattia Cattaneo, bergamasco della Lampre Merida di Beppe Saronni, rientrato nel pomeriggio di ieri in Italia con il polso destro fratturato (l'ulna necessiterà una sintesi chirurgica, ndr). Nella caduta, il povero Demoitié è stato investito da una moto dell'organizzazione. Ma il portavoce del team Wanty (formazione, è bene ricordarlo, che per correre questo tipo di corse ha bisogno di una wild-card d'invito, ndr) Josè Been, ha in pratica scagionato subito il motociclista: «Conosco quella persona. È esperta e segue le gare belghe da 20 anni.

La moto aveva una velocità moderata e ha scartato le bici a terra, ma non è riuscita ad evitare Antoine». Non lo segue il presidente della Federazione ciclistica belga Tom Van Damme. «Dobbiamo chiederci se tutte quelle moto in corsa sono necessarie. Penso che ci siano troppi mezzi in corsa e con l'Uci siamo impegnati a studiarne la riduzione».Demoitié sposato con Astrid e nativo di Liegi, correva da quest'anno alla Wanty Groupe Goubert dopo aver indossato per tre anni la maglia del team Wallonie-Bruxelles. La sua vittoria più importante in carriera è stata al Tour du Finistère due anni fa. Aveva iniziato il 2016 piazzandosi terzo all'Etoile des Bessèges e secondo alla Dorpenomloop Rucphen, giusto due settimane fa. Aveva esordito in una gara di WorldTour la massima serie - proprio venerdì scorso nel Gp E3 Harelbeke ed era stato uno dei protagonisti della prima lunga fuga di giornata.La morte di questo giovane corridore belga riporta però d'estrema attualità il problema della sicurezza in corsa. Le moto e le auto al seguito sono ormai un pericolo costante e, in particolare in Belgio e Francia, non si può più parlare di tragica casualità visti i continui episodi nei quali sono stati protagonisti corridori da una parte e moto dall'altra. L'ultimo, in ordine di tempo, qualche settimana fa alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Protagonista un altro belga, Stick Broeckx (Lotto Soudal), scaraventato per terra da una moto che raggiungeva ad altissima velocità il gruppo. Un episodio simile alla Vuelta di Spagna un anno fa: travolto da una moto Peter Sagan futuro campione del mondo, e vincitore tra l'altro della Gand-Wevelgem di domenica scorsa. Stesso discorso al giro delle Fiandre dello scorso anno: l'auto Shimano del cambio ruote travolge Jesse Sergent causandogli la frattura della clavicola dopo un folle sorpasso in curva. Non contenti, pochi chilometri dopo la stessa auto va a tamponare l'ammiraglia francese della FDJ che sta assistendo un proprio corridore, Chavanel. Sempre un anno fa, in Spagna, alla Clasica di San Sebastian, uno dei più famosi corridori belgi, Greg Van Avermaet, finisce per le terre proprio mentre era lanciato verso la vittoria. A fermarlo, neanche a dirlo, una moto del seguito. Ma anche il Tour de France non è esente. Dal passaggio a livello non attenzionato alla Parigi-Roubaix, fino alla solita moto che un anno fa travolge il danese Jakob Fuglsang. Un episodio, questo, quasi banale rispetto a quello avvenuto sempre alla Grande Boucle 2011 e che vede protagonista il povero Hoogerland e lo spagnolo Flecha, tirati giù da una macchina della tivù francese dell'organizzazione, con a bordo dei vip: per il primo le conseguenze sono tremende, visto che la sua corsa termina rovinosamente contro il filo spinato. Per l'olandese trentatré punti di sutura. Per il povero Antoine Demoitiè, invece, il grido disperato di tanti corridori e un tweet d'affetto del compagno di squadra Bill Gaetan, che al mondo annuncia l'avvenuta donazione degli organi: «Ha salvato tre vite: eroe fino in fondo!». Come sarebbe più bello il ciclismo senza eroi, ma con Antoine.