Se lo "squalo" Phelps finisce a fare il buffone

Michael ko due volte su tre dal predatore. Ma lo show è una delusione: la sfida è solo virtuale

di Benny Casadei Lucchi

Prima o poi il ferale momento arriva per tutti i campioni e, purtroppo, anche per i meno campioni. Non è quello temuto della sconfitta cocente. Non è neppure quello talvolta tragico del ritiro dalle competizioni. Il momento più pericoloso e rischioso e irrimediabilmente a senso unico in cui molti grandi e meno grandi sportivi inciampano è quello della puttanata.

Perché arriva, è dietro l'angolo. Alcuni resistono fino al giorno in cui la carriera si può dire definitivamente conclusa; altri si piegano alle trovate di sponsor fantasiosi e generosi; altri ancora ce l'hanno proprio dentro il desiderio di compiere prima o poi l'insano gesto. Nel caso di Michael Phelps è stato un misto di molti desideri e cose e di quel soprannome pesante: lo squalo di Baltimora. Soldi, tv, noia, curiosità, fatto sta è finito in mare a nuotare contro tre squali. Il primo, un simpatico squalo bianco, che inconsapevole dello show messo su da Discovery Channel ha scodato a destra e manca lungo cento metri di un tratto di mare al largo delle Bahamas, non dando scampo sportivamente parlando - al pluri campione olimpico: 36 secondi virgola uno contro i 38 e uno dell'americano. E meno male che alla bestiola è stato impossibile spiegare il titolo dello show a cui aveva prestato se stesso: cioè Michael contro lo squalo, il grande oro contro il grande bianco. Che non è un vino ma nel caso avrebbe potuto benissimo esserlo. Il secondo squalo che si è cimentato contro il più grande nuotatore di sempre, che indossava una muta e delle pinne appositamente progettate, stavolta però lungo 50 metri di mare, è stato un pinna nera del reef. L'animale, probabilmente annoiato, ha ceduto di poco: zero virgola due millesimi. L'ha fatto vincere. Non così quel testardo dello squalo martello che nella terza prova, sempre sui 50 metri, ha rifilato 3 secondi e sei a Michael. Ben inteso, non è che uomo e animale si siano sfidati uno accanto all'altro: sono stati montati insieme i video, ma i due, soprattutto Phelps, avevano chiesto di sfidarsi stando tanto tanto lontani.

Di sputtanamenti celebri è piena la storia della sport. Claudio Chiappucci ad esempio, che nel 2010 perse di una ventina di metri nella sfida in bicicletta contro Lana del Rio, cioè la figlia di Varenne, proprio lui, il cavallo. O Michael Schumacher che ancora in piena attività, nel dicembre del 2003, sulla pista di decollo di Grosseto, sfidò al volante della sua Ferrari F1 un jet Eurofighter 2000 dell'aeronautica militare. Tre le distanze scelte: 600 (vittoria di Schumi per via dell'accelerazione), 1200 (successo all'aereo) e spareggio sui 900 andato sul fil di lana al jet. Che dire? Niente. Meglio niente.