Sentenza Fia, che farsa Solo un rimbrotto a Mercedes e Pirelli

Il bambino Mercedes acchiappa di nascosto la marmellata buona, la mangia tutta, mamma Fia lo pizzica, lo vuole punire, lui si dispera, ammette «credevo di poterla prendere la marmellata, mamma facciamo che come punizione per tre giorni non potrò giocare con la playstation?». Ecco. La Mercedes, per quel gran casino noto come test gomme segreto con Pirelli andato in scena a Barcellona usando monoposto nuova ed Hamilton e Rosberg camuffati sotto caschi da pincopalla, si è presa un buffetto sul coppino (ammonizione è la sentenza di ieri) e per tre giorni (dal 17 al 19 luglio) niente playstation. Ovvero, non parteciperà alle prove di tutti i team con i giovani piloti. Ovvero, accolta esattamente la proposta di punizione suggerita dal legale dei tedeschi. Suvvia...
Nel non processo parigino - perché di questo si è trattato -, i 12 non giudici del non tribunale allestito dalla Fia hanno partorito questa assurda non sentenza. Nel senso che, pur sottolineando che l'articolo 22 del regolamento sportivo che vieta test in corso stagione con monoposto nuova era stato violato e così pure il 151 del codice sportivo su lealtà e trasparenza, tutto ciò era accaduto in buona fede, cioè «ottenendo un vantaggio sleale» perché gli altri team non avevano partecipato, ma «non deliberatamente». La verità vera è che al centro del pasticcio c'era un uomo Fia, il responsabile tecnico federale Charlie Whiting, che aveva dato l'ok per telefono ai tedeschi e a Ross Brawn quando invece una simile norma può essere cambiata solo dal consiglio mondiale. Per evitare altri imbarazzi per la Fia, ecco spiegata la non sentenza. Non a caso, a pagare le spese del non processo sono state chiamate Mercedes, Pirelli e la Fia stessa.
Punita ma non punita anche la Pirelli chiamata alla sbarra insieme al team über alles per il ruolo avuto nell'organizzare il test. Buffetto anche per lei. Fatto sta, soddisfatta la Mercedes perché «riconosciuta la nostra buona fede e non ricorreremo» - e ci mancherebbe altro -, e «soddisfatta» la casa milanese «perché c'era stato l'ok Fia a fare il test». Per entrambe resta però la bruttissima figura (Mercedes) e sgradevole (Pirelli). Una ha barato e l'altra ha approfittato di quel test visti i problemi con le gomme che si delaminavano. Il vero problema è che da oggi tutti i team dovranno valutare attentamente che fare. Perché rischiano tantissimo. Cioè, se domani Alonso e Massa dovessero scendere in pista con la F138 e testare gomme e girare, su Maranello potrebbe calare una mannaia: cioè il famigerato buffetto. Il messaggio che arriva da Parigi è più o meno questo: liberi tutti tanto le ammonizioni non fanno male. E a proposito della Rossa: nella farsa di questo non processo alla fine escono sconfitte le due squadre che avevano presentato protesta ufficiale. Cioè Ferrari e Red Bull. Solo che il Cavallino, nell'esporsi, è stato costretto a fare i conti con un test gomme (fino a quel momento rimasto segreto) avvenuto all'indomani del Gp del Bahrein e sempre a Barcellona. In quel caso a girare sotto copertura (le dichiarazioni ufficiali avevano parlato di piloti clienti) erano stati Massa e la prima riserva De La Rosa. Da qui il disperato tentativo del bimbo Mercedes che in aula davanti a mamma Fia aveva accusato la Ferrari «sì però l'ha fatto anche lei». Non è proprio così. La Rossa aveva usato l'auto 2011 come da regolamento. Semmai non bella era stata la segretezza e la favola dei piloti clienti. Quanto a reazioni, la Red Bull con Horner commenta «i test con i collaudatori non sono come quelli con piloti titolari...» mentre la Ferrari disattende il proprio no comment ufficiale lasciando parlare sul web il suo Grillo rampante a cui spesso affida le cose spinose. Si dice «perplesso» l'insetto, perché «se si è colpevoli (e questo è un fatto indiscutibile e accertato)... basta suggerire al giudice la pena, meglio ancora se questa è poco più di uno scappellotto». Test segreti, non giudici, non sentenze, grilli parlanti. Ma dov'è finita la F1?