Senza business e capitali non si torna tra i big

Senza lilleri non si lallera, diceva Romeo Anconetani (uno che di calcio se ne intendeva) quando si lamentava coi tifosi del Pisa perché non riempivano lo stadio o se la prendeva con gli imprenditori della città della torre pendente che non gli davano una mano. Nel pallone servono soldi, oltre che esperienza, tenacia e cuore. I soldi (lalleri) sono fondamentali. E lo sono sempre di più se si vuole competere ad alti livelli. Lo sanno bene gli interisti che per diciotto anni hanno potuto fare affidamento sul ricco forziere di un petroliere. Si calcola che in diciotto anni Massimo Moratti abbia investito la bellezza di 1,5 miliardi di euro, spicciolo più spicciolo meno. Una cifra impressionante. Ma dopo infinite sofferenze (su tutte il tragico 5 maggio 2002) alla lunga i successi sono arrivati, fino all'incredibile Triplete del 2010.

Ora si volta pagina. Basta con il mecenatismo a 360 gradi, bisogna iniziare a fare business: solo così il circo del pallone potrà andare avanti. Moratti se n'è reso conto e, superati mille ripensamenti, alla fine ha deciso di vendere a Erick Thohir. Alcuni tifosi sono scettici per questa scelta, altri sono timorosi. Ma è un atteggiamento sbagliato. L'indonesiano i soldi li ha (soprattutto suo padre, Teddy Thohir, che ha fondato la sua fortuna sull'acciaio e ha un gruppo che fattura 20 miliardi di dollari all'anno). Sotto questo punto di vista, quindi, si casca in piedi.

Thohir ha già fatto sapere che non sarà il classico nababbo che butta soldi a fondo perduto (un po' come il Moratti della prima ora) sperando di conquistare i tifosi e soprattutto di vincere qualcosa. Vuole una società solida, con i conti in regola, che punti in alto, cioè a vincere, ma senza fare follie. Più di una volta Thohir ha citato il modello dell'Arsenal, che da sempre fa del proprio vivaio un punto di forza. Ma la vera sfida dell'indonesiano è questa: internazionalizzare il marchio aumentando il fatturato e creando un solido mercato all'estero. In altre parole, fare soldi. A partire, in primo luogo, dall'Asia. Proprio come hanno fatto altri grandi club come il Real Madrid, il Barcellona e il Manchester United. L'Inter, nonostante il Triplete, è rimasta al palo (come tutte le squadre italiane, a dire il vero). Ora bisogna recuperare il tempo perso. E aprirsi al calcio globalizzato. Chi si ferma è perduto. E l'Inter, affidandosi a Thohir, ha deciso di non fermarsi.