«Senza il gruppo non sarei il numero uno»

Gigi condivide il record con la squadra: «Soffriamo insieme»

Domenico LatagliataDa Cassano a Belotti. In mezzo, un migliaio di minuti mal contati senza che nessuno riuscisse a batterlo. Gianluigi Buffon è entrato ancor più nella storia. E lo ha fatto peraltro nell'ex Comunale - che tanto ha significato nella storia della Juventus - oggi stadio Olimpico e casa del Toro. Dove lui è stato celebrato dallo spicchio dei tifosi bianconeri con due striscioni dedicati («+929. Gigi numero 1, la leggenda», «Quando la storia diventa leggenda, Gianluigi Buffon»), applaudito da qualche granata, ignorato dai più e fischiato comunque da una discreta parte dei presenti. «Avevo la febbre, ero costipato e frastornato, poi l'ottimismo del mister mi ha contagiato le parole del numero uno bianconero -. Ho pensato positivo: non potevo perdere una gara come questa. Riuscire a centrare la vittoria dopo la tranvata di tre giorni fa (a Monaco contro il Bayern Monaco, ndr) non era facile. Per questo sono felice di giocare in una squadra come la Juve, con compagni che hanno valori straordinari e un allenatore che ci ha ricondotto sulla strada che avevamo perso. Questa vittoria e questo record sono di tutta la squadra e dei tifosi che erano più felici di noi. Adesso è giusto festeggiare per qualche giorno, visto che la prossima partita sarà tra due settimane». Godersela allora. Assaporare quello che si è fatto, finalmente e per qualche ora in più rispetto al solito. Condividendo la gioia con tutti i compagni, dedicando a ognuno di loro le righe giuste sul proprio profilo facebook perché «nessun record è figlio di un singolo e non si è numeri uno fuori da un gruppo». Concetto che gli è particolarmente caro, perché «gli attaccanti si fanno un mazzo tanto e la nostra difesa è composta da giocatori di livello mondiale, non solo italiano. Soffriamo insieme, è bello così. Ho cominciato a pensare al record a Bergamo, due partite fa: non prima, perché non avrebbe avuto senso». Un passo per volta, come si dice sempre: «Passati i primi quattro minuti, mi interessava solo vincere. Questa partita era delicata, lo sapevamo. Del gol preso da Belotti, battuto il record, a quel punto mi importava poco. Era diventato un peso? Non proprio. Nella mia carriera non ho mai pensato di essere un uomo dal record solitario, perché ho sempre ragionato pensando al gruppo. Invece è bello così perché la vita ti premia anche singolarmente». Applausi, insomma. Dedicando il tutto al «alla famiglia, perché mi trasmette serenità e grande gioia di vivere. Con questi ingredienti, si lavora meglio e ci si spinge un po' più in là. Posticipando il capolinea». Senza malinconia, però. Mettendo nel mirino anche il prossimo Europeo, «l'ultimo che giocherò. Con la nazionale ho vissuto tante belle esperienze. In questi anni abbiamo trovato una Spagna quasi inavvicinabile, ma abbiamo e ho ancora una chance importante da giocare. Vediamo come va».