Sfrattata squadra di migranti: "Razzisti, ci avete cacciato"

A Foresto Sparso, in provincia di Bergamo, una squadra di calcio amatoriale formata solo da immigrati africani denuncia di essere stata sfrattata dal campo comunale. Ma il sindaco si difende: "Non hanno partecipato al nuovo bando"

"Siamo stati mandati via dal campo dove ci allenavamo e giocavamo la domenica, facendo credere alla gente che non pagavamo le spese: ma non è assolutamente vero". È il succo del post pubblicato su Facebook dalla Sen Academy di Foresto Sparso, una squadra di calcio amatoriale di un paesino in provincia di Bergamo formata quasi esclusivamente da immigrati africani. Da qualche settimana, la squadra è stata allontatana dal campo sportivo comunale. Dietro allo sfratto ci sarebbero motivi di razzismo. In realtà, come spiega il sindaco, "è stato fatto un nuovo bando e la loro società non ha partecipato".

Foresto Sparso è un paese in provincia di Bergamo, 3 mila abitanti e una grappa da far girare la testa. Dal 30 agosto, però, il piccolo centro del bergamasco è nella bufera per la polemica avanzata su Facebook da un gruppo di ragazzi africani che giocano nella Sen Academy, una piccola società di calcio dilettantistico che milita nel campionato di Seconda Categoria. Improvvisamente, la squadra è stata sfrattata dal campo comunale dove si allenava e giocava le partite alla domenica.

"#Ihaveadream, ho un sogno. 50 anni fa Martin Luther King pronuncia il suo famoso discorso". Comincia così il post, pubblicato lo scorso 30 agosto sulla pagina Facebook della squadra, per denunciare la situazione. "In ricordo di quello storico giorno - si legge nel messaggio - anche la Sen Academy Foresto sparso combatte le battaglie di ieri e di oggi affinché anche il calcio sia vetrina per i diritti civili di tutti, senza distinzioni di razza, genere, status sociale e orientamento sessuale", prima di scagliarsi contro gli abitanti del paese. "Visto la nostra squadra che milita in Seconda Categoria da 3 anni è stata mandata via dal campo dove ci allenavamo e giocavamo la domenica, facendo credere a la gente che noi non pagavamo le spese , che non ne assolutamente la verità", le parole con cui la squadra chiama in causa - pur senza citarlo - il razzismo.

La Stampa, che per prima ha dato questa notizia, ha sentito il sindaco del paese Roberto Duci, che si difende così: "È stato fatto un nuovo bando per l'utilizzo del campo sportivo comunale e la squadra non ha partecipato. La gestione della struttura se l'è assicurata la Polisportiva dell'oratorio", assicura il primo cittadino. Ma Bassirou Ndiaye, tecnico della squadra, si difende così: "Non è corretto dire che ce ne siamo andati volontariamente, abbiamo rischiato di scomparire del tutto, ci siamo iscritti all'ultimo giorno utile. L'ostilità nei nostri confronti è sempre stata tanta. Ci hanno mandati via", la dura accusa del coach.