Sharapova squalificata per 2 anni Ma paga solo lei il doping nel tennis?

Pena dimezzata perché «inconsapevole» Ma ricorre al Tas: «È un'ingiustizia»

Marco Lombardo

La squalifica, in questi casi, è sempre ingiusta. E così Maria Sharapova - appena saputo dei due anni di messa al bando comminatole del tribunale antidoping della Federtennis internazionale - ha subito annunciato via social network che farà appello al Tas: «Hanno chiesto quattro anni e me ne hanno dati due perché hanno riconosciuto la mancanza di intenzionalità. Ma così appunto è un'ingiustizia». Però c'è qualcosa di più oltre il caso della ragazza copertina del tennis finita nel calderone di quelli che imbrogliano. In pratica: Maria paga per tutti?

I sospetti di doping sul tennis vengono lanciati spesso a caso (tipo l'ex ministro francese Bachelot che ha sparato su Nadal senza prove finendo per prendersi una querela), eppure all'interno dello stesso circuito c'è chi non esclude nulla. Lo stesso Roger Federer per esempio si chiede perché nel corso di un anno non venga controllato più spesso, e così magari serviva un nome importante per dire che non si fanno sconti. Trovata la Sharapova molti ora sono contenti, anche perché vederla scendere dal piedistallo è uno spettacolo impagabile. Ma Maria è proprio l'unica?

In attesa che il Tas si pronunci sul caso, di sicuro c'è che la Sharapova ha mancato qualche passaggio: prendeva il Mildronate, un farmaco anti diabete, ma non l'ha denunciato. E quando il meldonium, il suo componente, ad inizio del 2016 è stato inserito nelle sostanze proibile è finita che al primo torneo (Melbourne) l'hanno beccata. Inconsapevole - dice l'antidoping - ma colpevole di negligenza. Poi si è scoperto che gli sportivi russi fanno una specie di indigestione di meldonium e di un farmaco che tra l'altro si fa solo in Lituania. E dunque: o a Mosca hanno tutti il diabete o c'è qualcosa che non va. E soprattutto evidentemente in Florida (dove abita Maria) mancano le farmacie e farmaci equivalenti. Però...

In pratica: la squalifica ingiusta o no che sia, è sicuramente pesante. Essendo retroattiva finirà nel gennaio 2018 (Maria perde i punti e i soldi degli Australian Open) e se il Tas non cambierà qualcosa la Sharapova potrebbe essere già un'ex tennista. Tanto - dicono - ha la sua fabbrica di caramelle e la moda, e con i social network una vetrina dalla quale pubblicizzare la maglietta «back in 5 minutes». Tutto vero, tranne che non saranno 5 minuti. Però, si diceva: davvero il doping nel tennis finisce qui?

Commenti

Tadoric39

Gio, 09/06/2016 - 13:16

Finalmente se ne parla ( di doping). Tutti i giornali soprattutto quelli sportivi, non ne parlano. Mai !!! Sicuramente la Sharapova è stata presa come esempio per allertare gli altri campioni. L'ho scritto tante volte : le autorità dei controlli non andranno mai a fondo, crollerebbe l'unica credibilità che ha ancora il tennis e con questo diritti TV e quant'altro come Sponsor. Comunque, chi ha giocato a tennis lo può constatare, guardando le attuali partite tra campioni (primi 20 in classifica)non può non accorgersi che qualcosa non marcia : errori pochi, alta concentrazione, resistenza infinita, durata incontri, anche oltre le tre ore, due giorni dopo, ancora. Io mi sono fermato agli anni di Panatta, Borg, Connors, Lend, Mac, ecc. e le partite non duravano oltre le due ore, controlli anche allora inesistenti, ma i campioni erano umani, oggi sono extraterrestri.