Siamo scaduti pure nei ballottaggi

di Franco Ordine

C i fu un tempo in cui il calcio italiano risultò così ricco di talenti da escludere in modo scandaloso autentici campioni (un nome su tutti: Mario Corso) dovendo già dividersi tra storici rivali (Rivera e Mazzola). Ma ci fu anche un altro tempo, più recente, in cui il ct di turno, Cesarone Maldini per esempio, si lasciò tentare dall'idea di mettere uno al fianco dell'altro Del Piero e Roberto Baggio col risultato, modesto, di non avere quasi mai a disposizione il primo (ko nella finale di Champions ad Amsterdam contro il Real Madrid) e di utilizzare il secondo a piccole dosi. Per tacere poi di Zola preferito a Mancini e trascinato da Sacchi al mondiale americano come alter ego di Roberto Baggio ma rimasto fulminato da una espulsione contro la Nigeria, alla sua prima apparizione. Il ballottaggio vero e proprio e in particolare le polemiche, spesso aspre, tra opposti schieramenti (giornali, tv, opinionisti e tifosi), hanno spesso condizionato la Nazionale e le fortune del selezionatore. Rare le eccezioni. Una di queste fu Francesco Totti, convocato da Lippi per Berlino 2006 nonostante fosse reduce da un rovinoso incidente con relativa operazione chirurgica. La genialata del tecnico viareggino fu quella di utilizzare tutto il parco attaccanti (Toni, Gilardino, Inzaghi, Iaquinta, Del Piero) senza provocare gelosie e ottenendo una sorta di cooperativa del gol.

Senza riuscire a schierare un solo bomber nella classifica mondiale finale (Toni due reti appena in compagnia di Materazzi), l'Italia, inseguita dalle ombre di Calciopoli, trionfò a Berlino nella notte delle magie, della testata (di Zidane) e dei rigori tutti trasformati a dispetto dei francesi, grazie al contributo decisivo di difensori e centrocampisti. In Giappone (mondiale 2002) Trap finì stritolato tra i fans di Vieri e quelli di Montella il quale pagò anche dazio per avere al seguito la prima moglie in versione giornalista Rai. Solo al successivo europeo Corradi e Di Vaio non fecero mai ombra allo stesso Vieri e solo lo sputo di Totti a Poulsen consentì a Cassano di affacciarsi durante l'ultima, inutile sfida contro la Bulgaria.

L'ultimo vero dualismo è datato 2012, europeo con Prandelli in panchina, finale persa dalla Spagna: qui partì Di Natale ma poi spuntò il ciclone Balotelli che mise a ferro e fuoco la Germania, col contributo di Cassano. Persino quella è da considerare una ricchezza tecnica assai diversa da quella esibita oggi da Conte ridotto a dover scegliere tra Pellè e Zaza e magari tra Immobile e Insigne che pure è il più dotato della compagnia.