Corsa stregata ma siamo stati i più bravi

Se abbiamo osannato gli azzurri di Conte cosa dovremmo rimproverare al Ct Cassani?

Fortuna. Tutto qui, solo fortuna. Certo, non è bello parlare di fortuna e sfortuna per giustificare una sconfitta. È forse un po' troppo semplicistico e semplificativo. Si fa anche la figura di quelli che non accettano la sconfitta, che fanno fatica a trovare una ragione di una corsa andata a ramengo solo e soltanto per un episodio negativo, ma che spiegazione dareste voi per una scivolata lungo la discesa, quando ormai tutto sembrava andare per il verso giusto, a poco più di 10 km dal traguardo?

Siamo stati di gran lunga i più bravi. Se abbiamo osannato gli azzurri di Conte per essere arrivati ai quarti con la stessa enfasi che si riserva a chi arriva almeno in finale, cosa dovremmo rimproverare al Ct Cassani? Nulla. Ha letto benissimo la corsa. Ha allestito un quintetto base che si è dimostrato dall'inizio alla fine squadra e quando il gioco doveva farsi duro, i nostri hanno fatto quello che nessuna altra nazionale è stata in grado di fare. L'azione che cambia la corsa è l'attacco in discesa di Aru, che si porta dietro Nibali. I due in un amen piombano su un sestetto di testa nel quale è presente anche il nostro Damiano Caruso. Poi è Nibali, con due-tre progressioni delle sue, a sistemare tutti. Restano al comando in tre: Vincenzo, il colombiano Sergio Henao e il polacco Rafal Majka. Sembra andare tutto per il verso giusto. Siamo in zona medaglia. Poi, a poco dalla gloria la scivolata di Henao che tira giù Vincenzo. Bici rotta, fine dei sogni. Vince il belga Greg Van Avermaet, cacciatore di classiche, un passato da portiere nel Beveren, che si difende come può in salita. Riprende con il danese Fulgsang il polacco Majka e in volata non c'è storia. Vince un passista veloce su un percorso chiaramente da scalatori. Ma è la sorte che fa tutto, che si diverte a riscrivere una storia, che si prende gioco di chi punta ai Giochi. Van Avermaet quest'anno, nel mese di marzo, aveva vinto la Tirreno-Adriatico in virtù del fatto che la tappa più attesa e più dura quella che aspettava Nibali, sempre lui fu annullata dagli organizzatori causa neve (nota a margine: la neve non c'era). Insomma, bisogna essere bravi ma anche fortunati. Spesso è questione di testa e croce. Ieri dalla parte giusta quella del sole - c'era il volto di Van Avermaet. Noi eravamo sull'altra facciata. Sotto. Senza medaglia e nemmeno una monetina.