Siena centra il 6° tricolore Lezione alla giovane Armani

Basket, i toscani chiudono la finale 4-1. Per il Montepaschi trionfo da record: è il sesto scudetto di fila. Pianigiani e Stonerook: addio? Il futuro può essere di Milano

Siena si tiene il suo regno nella casa del brivido, accompagnata dalle infernali trombe di Gerico e dal suo principe di sempre quel Shaun Stonerook che, forse, ieri sera, ha chiuso la sua straordinaria carriera italiana, leone nel cerchio magico della casa verde. Montepaschi campione d’Italia battendo Milano (84-73) in gara cinque e atterandola per il conto totale. Campione come sempre dai sei campionati, settimo titolo della sua storia e Carraretto, la fedele guardia pretoriana, fa sei scudetti di fila come il ricciolone italianizzato dell’Ohio che, purtroppo non ha mai giocato in azzurro. Un primato e un capolavoro d’ingegneria societaria anche nella stagione più difficile quella dove il domani è incerto, perché Fondazione, Città, la città dove non esistono due vie uguali, e Banca non sono più quelle del primo giorno.

Dalla curva di san Martino dove Milano l’aveva spinta nel primo quarto con un Mancinelli assatanato (10 punti dei 18 dell’Armani scavalcata sulla sirena per la prima volta da Lavrinovic il vero carnefice) per farla deragliare è uscito il cavallo di Simone Pianigiani che con questo trofeo, dopo aver battuto tanti record, dopo aver spodestato proprio l’Olimpia dall’albo delle squadre plurititolate consecutivamente, può rimettersi la cravatta rosa, la sua unica debolezza di generale che ama l’arte e l’arredo minimal delle squadre che poi presenta alla Lizza.

Se davvero è finita ieri sera la storia senese di un eccellente allenatore e se dovrà cominciare una cosa nuova dobbiamo dire, ancora una volta, che la grandezza non s’insegna e non s’acquisisce, ma è l’espressione dello spirito di una squadra che non ha mai voluto svegliarsi col timore di non sapere cosa fare.
Il domani, ma è una sensazione difficile da confermare dopo certe prove, sembra più di Milano, dei suoi giovani, del suo potenziale economico garantito da un Giorgio Armani davvero paziente, che di questa Siena alla fine di un ciclo trionfale dove in Italia tutto le è venuto bene e in Europa quasi tutto le è andato male e siamo sicuri che avrebbe preferito il contrario. Ma alla Fontegiusta potrebbero sorprendere ancora e questo in casa Armani dovranno considerarlo perché il re non si stanchi di partecipare senza vincere.

Milano cerca di non farsi intimidire dal rumore, ma esagera col tiro da 3 e dimentica i rimbalzi: Siena ricuce lentamente e da -6 va agraffiare il ventre molle dell’avversaria. Montepaschi paziente e poi cacciatore sotto il tabellone avversario: 9-1 una esagerazione come 14 tiri dalla linea magica degli uomini di Scariolo che invece hanno ballato quando i campioni hanno cercato per 29 volte tiri più semplici. La fuga per la vittoria all’inizio del secondo quarto quando Siena sa soffrire e Milano,lenta nei rientri, soltanto lamentarsi, con tecnico aggiuntivo. Montepaschi a più 11 per l’intervallo lungo (42-31) con un grande Zizis, il fosforo, lucrando sulle 9 palle perse dall’Armani che non sopporta il clima della tonnara mensanina e prende un 23-13 che sembra sentenza.

Nel terzo quarto volano gli stracci, vola via la stagione, Milano non abbassa la testa, ma soltanto per non farsi decapitare dal passaggio a livello che Siena abbassa da sei anni davanti a tutte le avversarie italiane. Gloria per McCalebb, l’uomo che vola e fa volare, Lavrinovic, Zizis, per una squadra che ha vinto perché anche in mezzo ai guai sapeva stare al mondo. Milano incarta e porta a casa. Speriamo abbia imparato dai migliori e smetta di raccontarsi bugie.