La Signora contessa tra scudetto ed Europa per non uscirne viola

Tutto finì con un 4-2 e un rocambolesco rovescio che fece pensare a un primo declino della Juve contiana. O della Signora contessa. Diciannove partite dopo, ovvero un girone e cinque mesi più tardi, i pronostici pessimisti sono finiti nel cestino, e la Signora contessa veleggia con allegro vento in poppa verso la tripletta scudetto. Anzi, di più. Per i prossimi dieci giorni sarà tutto uno scorrere di facce viola. Intese in ogni senso. Tre partite con la Fiorentina per decidere uno spicchio di campionato e la via all'Europa. La Juve si è già malamente giocata la Champions. Il destino, niente affatto malevolo, le offre l'occasione di miglior figura europea. Giocherà come fosse in campionato, dove i numeri e i fatti dicono che trattasi della più forte del reame.
Basta rivedere cos'è accaduto da cinque mesi ad oggi: tra Juve e Fiorentina allora correvano 7 punti, ora ne passano 24, la Juve era terza in classifica, la Fiorentina sesta. Sono risalite entrambe, ma i numeri hanno spinto la Signora, non altrettanto la Viola. La Juve è stata una macchina da gol, ne ha aggiunti 48 ai 14 d'allora, la Fiorentina solo 32. La Juve non ha fallito altre occasioni e, in questo mezzogiorno di rintocchi pallonari, potrebbe cucinarsi l'ennesimo record. Invece a Firenze ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, se non preferissero scagliarsi contro gli arbitri. Alla faccia del sano realismo di Montella che ieri ha chiuso il libro dei lamenti con parole franche: «Non dobbiamo avere alibi, né sentirci vittime di qualcosa e perdere entusiasmo e sicurezze. La vita è piena di ingiustizie anche più grandi di questa: non si può pensare a risolverle sempre tutte. Gli arbitri vanno capiti, c'è chi accetta le proteste e chi no, lo abbiamo compreso sulla nostra pelle. E mi pare che Orsato sia fra questi ultimi». Viola avvisata e chissà se salvata?
La Fiorentina ha perso Borja Valero per quella certa permalosità degli arbitri, ma forse è stato peggio vedere mai insieme Gomez e Pepito Rossi. Montella si è limitato ad una osservazione cronistica: «Mi sarebbe piaciuto avere per tutto l'anno la mia coppia». Pepito all'andata fu grande protagonista con la tripletta che portò alla fantastica rimonta. Gomez quel giorno stava in tribuna e oggi vedrà (salvo non giochi Matri) dal vivo l'effetto Juve. Detto in spiccioli, Tevez e Llorente significano 26 gol in due. C'è tutto in questa sintesi: la rimonta della Signora da Firenze in poi, la forza di un motore che ogni tanto si prende pause di gioco e di carroarmatismo, la possibilità di fare il giro del pavone mettendo in mostra il meglio della bancarella. Tutti chiedono Pogba, ma i 70 milioni del Paris Saint Germain possono subire rialzi. Il Real Madrid non sta indietro e Mino Raiola sta già gestendo l'asta. «Per ora» dice. «Pogba resta a Torino». La Juve aumenterà l'ingaggio eppoi tutti felici quando ci sarà il divorzio. Magari non questa estate.
Intanto la Juve somma scudetti e record: stavolta potrà agganciarne un altro e puntare più in alto. In caso di successo, la Signora contessa aggancerà il primato di 14 vittorie casalinghe che fu del Torino anni settanta. Ci sta che non tutte le ciambelle... Montella ci ha già provato con la gufata: «In fondo c'è sempre una prima volta». I silenzi di Conte contemplano anche il tocca ferro. Ma se la classifica lo porterà a 72 punti, inviterà a mettere nel mirino quota 100, mai raggiunta nell'era a tre punti. L'Inter si è fermata a 97. Oggi Conte non avrà Pirlo, probabilmente ripescherà Chiellini: ovvero tutto cambia perché nulla cambi.