Una Signora e tanta nostalgia

di Tony Damascelli
L'uomo del gol levante ha chiesto ad Adriano Galliani perché tanta euforia per quel gol di Kakà che mostrava anche una maglietta con il numero 100. Per i giapponesi quella cifra è il simbolo dell'infallibilità, della precisione, di chi non sbaglia mai, secondo una leggenda fu un arciere che trafisse per cento volte consecutivamente cento foglie di salice e diventò l'eroe infallibile. Ricardo Kakà appartiene alla tribù del calcio di un tempo, quello che non abbisogna di tatuaggi, orecchini, pettinature strambe. Gioca a pallone come Dio vuole e quanto basta per riacciuffare per i capelli, quelli sì scomposti, un povero diavolo. Kakà ha trentuno anni e va, nella stagione del suo mondiale brasiliano, ai trentadue. L'Epifania è il giorno dell'apparizione, potremmo dire che è stato il giorno della terza età calcistica: Luca Toni, che a maggio compirà 37 anni, ha segnato due gol, cosa che non gli capitava dall'altro secolo; Amauri, che con gli anni va ai 34, ha realizzato un gol che aspettava come un bambino un regalo sotto l'albero; Antonio, detto Totò, Di Natale (36 anni) ha annunciato, con un colpo a sorpresa, che a giugno penserà alla famiglia e non più agli avversari; Francesco Totti, che si avvia ai 38, è uscito malinconicamente dal teatro degli incubi a Torino e ieri è stato convocato dai dirigenti romanisti per discutere di denari scudetto, quasi una beffa. Antonio Cassano, prossimamente a 32 anni, è rimasto in panchina dopo aver detto, sfacciatamente, che da Genova nessuno lo ha chiamato e per questo, soltanto per questo, lui rimane a Parma. Andrea Pirlo, infine, avviato ai 35 da celebrare prima del viaggio in Brasile, deve avere intuito che di rendita non si può vivere, né al Milan, né alla Juventus. Proprio a Torino ha appreso che la fame di Conte è diversa dalla fama di qualsiasi altro grande allenatore, la Juventus dei 49 punti sembra un miracolo soltanto per chi non conosceva, e non conosce ancora, il salentino, un altro del calcio antico che di certo non spaccia schemi o disegni. A completare il circo abbiamo rivisto Edoardo, detto Edy, Reja di anni sessantotto prendere il posto del cinquantenne Vladimir, detto Vlado… Via, Petkovic. Anche l'ovazione che ha accolto il rientro del 34enne (quasi 35) Milito ribadisce il concetto: sembra un campionato per vecchi ma le cose non stanno così. Tutte queste figure appartengono al mondo della passione calcistica genuina, vera, sanguigna anche, non costruita ad arte, non allestita per gli sponsor e per il mercato della comunicazione. Il football è polpa, è sostanza, è sofferenza ed arte assieme. L'inizio del nuovo anno ha restituito emozioni e interpreti che appartengono a un altro tempo. È giusto inseguire il futuro, è opportuno puntare sui giovani ma che siano di talento e non una semplice operazione anagrafica per accontentare il popolo pubblico. L'imperatore Honda deve capire che questo nostro calcio non è quello olandese e nemmeno quello russo, terre che lui ha frequentato. L'Italia è un paese bello e pure sghembo, mentre lui osservava i nuovi compagni scaldarsi, l'altoparlante di San Siro trasmetteva la canzone di Paolo Conte «Onda su Onda». Mi auguro che nessuno abbia tradotto il testo al campione d'Oriente: «onda su onda / il mare mi porterà / alla deriva / in balia di una sorte bizzarra e cattiva
onda su onda / mi sto allontanando ormai / la nave è una lucciola persa nel blu / mai più mi salverò».
Calmi, trattasi di una canzone, di romantico naufragio.
La serie A è un'altra cosa. O no?