Signora senza pretendenti. Con la Lazio basta mezz'ora

In 28 minuti i bianconeri chiudono la partita con la Lazio e fanno un favore alla Roma

L'ultimo assalto al tricolore stampato da anni sulla maglia della Juve dura 28 minuti, il tempo che i bianconeri impiegano a collezionare l'uno-due che stende la rivale. Un'avversaria già consapevole alla vigilia, Pioli dixit, che lo scudetto stia prendendo la strada di Torino per la quarta volta di fila. Nonostante i corsi e ricorsi di rimonte biancocelesti e ribaltoni (ma la Lazio non vince con la Juve in campionato dal dicembre 2003). Ora però lo dice di fatto anche il campo: male che vada - leggi successo della Roma sull'Atalanta - la squadra di Allegri si ritroverà comunque con un +13 sulla seconda, vantaggio di tutta sicurezza. Il che può far guardare con una certa serenità alle ultime sette tappe del torneo, quasi un fastidio ora che la Champions sta entrando nel vivo.

Allegri voleva far dimenticare subito la figuraccia di Parma, figlia di una squadra con pochi titolari e un po' svogliata. Stavolta in campo i migliori con Padoin e Matri gli unici promossi dalla panchina. E siccome i bianconeri versione cannibali non hanno mai perso due partite di fila, il tecnico si aspettava la risposta d'orgoglio della squadra più forte del campionato. E la Juve perfetta del primo tempo, che concede poco dietro a una Lazio che pure cerca iniziative importanti e colpisce davanti approfittando delle maglie biancocelesti colpevolmente troppo larghe, la dà subito.

Carlitos Tevez, in odore di divorzio anticipato con i bianconeri (così dice il presidente del Boca Juniors anche se ieri il suo agente Adrian Ruocco ha precisato che l'Apache rispetterà l'altro anno di contratto prima di tornare in Argentina), sfrutta la prima palla buona, complice l'errato piazzamento della difesa della Lazio: 18° gol in campionato, terzo di sinistro, e festeggiamento con verso della gallina (simbolo del River), un affronto ai rivali argentini già regalato alla platea in una sfida con il «suo» Boca di undici anni fa in una finale di Coppa Libertadores. La cavalcata vincente di Bonucci - terzo centro in stagione dopo quelli alla Roma e al Milan - allarga il gap e di fatto mette in discesa il match. Con la Juve che si riprende in una sera anche il primato dei gol segnati.

La Lazio, visti gli errori fatali, paga più del previsto le assenze di de Vrij in difesa e di Parolo a centrocampo. Pioli decide di mettere in campo una squadra più equilibrata, senza uno dei quattro tenori dell'attacco, Candreva, velocemente rispolverato a inizio ripresa quando però la frittata è fatta. I biancocelesti - che oggi rischiano il controsorpasso della Roma - ci mettono maggiore intensità, ma la Juve chiude bene gli spazi con i suoi meccanismi stracollaudati. Nemmeno l'inserimento di Keita per un Mauri sottotono cambia le cose, Cataldi si fa espellere sui titoli di coda. Il duello tra le due squadre più belle e concrete della stagione viene rimandato alla finale di Coppa Italia.