Simeone attacca il ct e la Pulce Ma la stampa vuole ancora Leo

Un video-whatsapp di Simeone inviato all'amico German (Burgos) finisce in rete (per caso?) e getta ulteriore benzina sul fuoco nel già arroventato ambiente della nazionale argentina. Le frasi del Cholo lasciano poco spazio all'immaginazione, soprattutto quando il tecnico dell'Atletico Madrid parla di anarchia, di scelte sbagliate del ct Sampaoli e di assenza di leadership. Sulla disfatta con la Croazia Simeone chiama sul banco degli imputati il portiere Caballero, «non è la prima volta che commette simili ingenuità, aveva già commesso errori contro Italia e Spagna», ma non risparmia critiche neppure a Messi: «un grande, ma lo è perché accompagnato da giocatori straordinari».

Non la pensa allo stesso modo la stampa di Buenos Aires, che difende a spada tratta la Pulce, considerandola indispensabile nell'Argentina che verrà. Una squadra che va ricostruita anche attorno a giocatori ingiustamente depennati dalla lista dei 23. Come capita in queste circostanze i salvatori della patria vengono intercettati tra coloro che il mondiale lo stanno guardando dalla televisione. Diario Olè e Clarin non perdonano a Sampaoli di aver lasciato a casa Icardi e in panchina Dybala e Banega, ma soprattutto di non aver offerto una possibilità al portiere della Real Sociedad Geronimo Rulli dopo l'infortunio occorso all'ex sampdoriano Romero. Sulle radio della capitale impazzano le opinioni del paraguayano Chilavert, bandiera del calcio argentino, che assolve Messi e mette in croce il ct dell'Albiceleste, accusato di «aver perso il controllo dello spogliatoio. Lì dentro ci sono almeno due clan, ma ormai lo sanno tutti. Certa stampa avrebbe avuto il coraggio di rivelarlo prima di arrivare a questo scempio». Che la situazione sia tesa è ben evidente, ma da qui a un esonero immediato di Sampaoli, come azzardano alcuni giornali locali, c'è un abisso. Più giustificato il toto-allenatore per il dopo Russia, e a sorpresa si invoca a gran voce l'arrivo di Ricardo Gareca, l'uomo che è riuscito a riportare il Perù in coppa del Mondo dopo 36 anni. «Gareca è uno che non guarda in faccia a nessuno. È uno che non fa sconti», si legge su La Prensa.

In questo bailamme di accuse a senso unico Sampaoli trova nell'ex campione del mondo Hector Enrique un valido difensore d'ufficio: «Ha corso più lui dalla panchina che Messi in campo. Andrebbero presi tutti a calci nel sedere, ma alla fine pagherà Jorge per tutti, come in passato è accaduto a Martino, Batista e Bauza. Facile scaricare ogni responsabilità sull'allenatore. Ho visto alcuni calciatori a dir poco indisponenti l'altra sera».