Simona copia Paltrinieri Sono lacrime di bronzo «Finalmente una donna»

Quadarella terza all'esordio come Greg nel 2013 «Si parla tanto dei maschi, ma anche io...»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Budapest

È incredibile come una donna che piange possa sembrare così forte. Il viso si riga di lacrime ma non ci sono fazzoletti ad accoglierle e allora si trasformano in pugni tirati dritti allo stomaco di chi osserva. Si resta senza fiato, guardando Simona. E' incredibile come una giovane donna, per di più minuta e col viso dolce, diventi un colosso di forza. Simona Quadarella è tutto questo. E' caparbietà e cattiveria, è dolcezza ed energia, è un frullato di femminilità che spiazza. Medaglia di bronzo nel nuoto più lungo e faticoso. Medaglia nei 1500 stile che sono poi trenta vasche e non finiscono mai e chiedere sul tema a Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, entrambi qualificati ieri negli 800 e che stasera si sfideranno in una battaglia che sarà duello fratricida.

«Già, Gregorio», sorride Simona, diciottenne romana che in questa gara ha migliorato il proprio personale di dieci secondi «e non chiedetemi come ci sia riuscita...». Già, Gregorio, diceva Simona, «perché anche lui si è affacciato sul mondo con un bronzo nei 1500», a Barcellona, nel 2013. «E mi avevano paragonata a Greg anche un'altra volta, quando avevo vinto oro e argento nei 1500 e 800 ai mondiali juniores... Cioè esattamente le stesse medaglie che aveva conquistato lui a Kazan». Ma i paragoni non si fermano qui. Il campione olimpico dei 1500 fin dal bronzo iridato ha trovato sulla propria strada un colosso come il cinese Sun Yang; e Simona combatte contro un'altra immensità: Katie Ledecky. «E non saprei dire chi dei due abbia trovato quello più difficile... Però lei ora è impossibile, ma non si sa mai...». Sott'inteso, e neppure troppo, che magari un giorno sui 1500 proverà a dare filo da torcere a Katie. In fondo tutto è possibile per chi in pochi mesi abbassa il proprio personale di dieci secondi.

L'americana maestà delle vasche ha chiuso in 15:31.82, in testa dalla terza bracciata in poi, primi parziali da record del mondo, un terzo abbondante di vasca rifilato alla seconda, la spagnola Mireia Belmonte (15:50.89), tre secondi davanti alla nostra Simona (15:53.86). La giovane romana (proprio come Alessia Filippi oro nei 1500 mondiali di Roma 2009) è stata addirittura prima per gran parte della gara. Prima del resto del mondo, s'intende. Prima «facendo gara sulle altre, perché Katie era scomparsa là davanti...». E ha tenuto stretto l'argento a lungo prima di cederlo all'iberica ai 1200 metri. «Ma va bene così», dice. «Perché ci credevo, ma non così tanto, non pensavo fosse possibile, e invece magari avrei potuto persino puntare all'argento... Forse sono partita un po' forte, anche perché all'inizio non faticavo. Io la nuova Filippi? Diciamo che adesso mi sono un po' avvicinata a lei...».

Molto si è avvicinata. Simona tira su col naso, nessuno le porge un fazzoletto per le lacrime, sente per l'ennesima volta domandare di Paltrinieri, Detti e dei maschietti del nuoto di fondo, e prima dedica la medaglia al suo allenatore, l'ex fondista Christian Minotti, poi sussurra: «Sì, sì, in Italia si parla tanto dei giovani maschi, però mi sto facendo valere anche io». Tra lacrime, occhi lucidi e fazzoletti che non ci sono, Simona c'è. E ci sono persino i 1500 diventati specialità olimpica dai prossimi Giochi. L'Italia che ha Fede, nel senso di Pellegrini, adesso ha pure Simona. Che poi piange come Fede. Buon segno.