Sinisa carica il mondo Torino «A testa alta»

Domenico Latagliata

Il mondo Toro contro la Juve. Perché Sinisa Mihajlovic è uno che non lascia nulla al caso. E che sa come tenersi buona la sua gente. Così, non si presenta da solo alla conferenza stampa della vigilia ma si fa accompagnare da Amos Ferrini (figlio di Giorgio, ovvero il capitano granata per definizione), da Renato Cornaglia (Socrates: anima storica della Maratona, «uno che ha sempre visto il Toro e che, dalla curva, giocherà con noi») e da Luca Finetto, il più giovane tra i magazzinieri. «Giocheranno tutti con noi» è lo slogan di un allenatore che contro la Juve ha vinto una sola volta su undici (con il Catania, a fine 2009), pareggiando quattro volte e perdendo sei, l'ultima delle quali gli costò il posto sulla panchina del Milan. «La Juve è la formazione più forte del campionato e quindi anche di noi. Però giocheranno contro tutta la nostra gente, contro tutto il nostro presente e il nostro glorioso passato. Non so come finirà, ma so che non sempre vince il più forte. Di una cosa sono sicuro: usciremo dal campo a testa alta, giocando da Toro e dando tutto. Voglio vedere un derby bello, con tanti colori e altrettanta correttezza. Il derby è l'essenza del calcio, ma non è una guerra; c'è tanta emozione, ma resta pur sempre un gioco». E se qualcuno ha storto il naso per la designazione dell'arbitro Rocchi, lui non ne vuole nemmeno sentire parlare perché «è uno dei migliori e basta. Non vinceremo o perderemo a causa dell'arbitro».

Applausi, ecco. Da sentire anche al Grande Torino', ovviamente esaurito e dentro il quale i granata sono ancora imbattuti avendovi raccolto 17 dei suoi attuali 25 punti in classifica. Qui Belotti ha segnato sei gol dei suoi dieci, Iago Falque (ex bianconero) sei su sette e Ljajic due su cinque. Qui il Toro non ha ancora preso gol sotto la Maratona e qui sogna l'impresa, perché un solo derby vinto negli ultimi ventuno anni e mezzo è troppo poco. «La Juve ha tanti giocatori di qualità e una grande società alle spalle ancora Mihajlovic -. Sanno cosa fare in campo e si sacrificano. E attenzione alle palle alte, dove sono pericolosissimi». E dove il Toro soffre, visto che ha già subìto 12 reti di testa sui 19 complessivi: «Da quel punto di vista abbiamo qualche problema», non può negare il serbo, che in carriera non ha mai battuto Allegri. Ci riuscisse oggi, iscriverebbe davvero il Toro di Belotti («perfetto per il nostro modo di giocare: è uomo da 100 milioni come Higuain») al tavolo delle grandi.