La Siria e le sue sorelle: quando Cenerentola sogna il ballo mondiale

Testa a testa tra Burkina Faso e Capo Verde. L'Uganda ci spera, Panama inguaia gli Usa

Burkina Faso, Capo Verde, Panama, Siria e Uganda, in rigoroso ordine alfabetico, rappresentano il nuovo che avanza nel ranking del calcio mondiale. Sono le nazionali, che non ti aspetti, a un passo da accarezzare i sogni iridati di un viaggio a Mosca. Se Italia e Argentina (due pareggi di fila) rischiano l'esclusione in un dentro o fuori da playoff, mentre Brasile e Corea del Sud sono al momento le uniche due nazioni al mondo qualificate per la nona volta di fila, cinque cenerentole si preparano con l'abito da sera al ballo delle debuttanti.

La strada è lunga e in salita, ma gli ingredienti per un colpo gobbo ci sono tutti. La Siria, sfacciatamente aiutata l'altra sera dall'Iran, ha un discreto organico, ma soprattutto un allenatore, Ayman Hakeem, che sembra aver trovato la formula magica nei gol di Omar Khribin. «Avevamo contattato parecchi tecnici stranieri, ma nessuno se l'è sentita di lavorare in un paese minacciato dall'Isis - ha spiegato il presidente della federcalcio di Damasco Ahmad Jabban - Hakeem è del posto e conosce bene i giocatori. Alla fine non tutti i mali vengono per nuocere».

Un altro allenatore, Paulo Duarte, ha mosso i primi passi a fianco di Mourinho nell'Uniao de Leiria. Oggi, memore degli insegnamenti di cotanto maestro, guida il Burkina Faso che ha qualcosa in più di metà biglietto aereo per Mosca. Gli "stalloni" sono riusciti a mettere in riga Senegal e Sudafrica grazie anche all'abilità di calciatori come Bertrand Traoré (Lione) e Bakary Koné (Malaga), stelle acclamate in Europa. A rovinare la festa burkinabé potrebbe essere l'ex colonia portoghese di Capo Verde, i cui migliori giocatori, l'ex laziale Eliseu, e Semedo del Barcellona, hanno preferito vestire la casacca del Portogallo. Il tecnico Lucio Antunes, di professione controllore di volo all'aeroporto di Praia, non si è perso d'animo, costruendo la nazionale attorno ai vari Zé Luis, Garry Rodrigues e Fernando Varela, tutti con il doppio passaporto portoghese-capoverdiano, e snobbati dal ct Fernando Santos.

L'Uganda per concretizzare la sua prima volta dovrà fare i conti con l'Egitto di Hector Cuper. I giochi sono ancora aperti, anche se la sconfitta maturata martedì al Cairo (in gol l'ex romanista Salah) ha un po' scombinato i piani della federazione di Kampala. Se un tempo a quelle latitudini era il cannibale Amin Dada a comandare e a terrorizzare il paese, oggi il popolo stravede per Emmanuel Okwi, uno che vede la porta come pochi altri nel continente africano.

A Panama c'è della sostanza, e non si vive più di ricordi che avevano le sembianze di Jorge e Julio Dely Valdés, o di accostamenti cinematografici con il sarto Geoffrey Rush. Oggi tutto è cambiato: ci sono tanti scolaretti che pendono dalle labbra di Hernan Dario Gomez, colombiano giramondo che l'Italia trovò sulla panchina dell'Ecuador ai mondiali nippo-coreani del 2002. I suoi scudieri, che hanno messo in crisi gli Stati Uniti, sono il portiere Jaime Penedo, non proprio prima scelta in Romania nella Dinamo Bucarest, il difensore-goleador Fidel Escobar, e l'esperto centrocampista Gabriel Enrique Gómez (16 trasferimenti in poco più di dieci anni).