Il sole bacia Degenkolb E la Sanremo continua a negarsi agli italiani

Trionfa l'ex poliziotto, bruciato sul filo il norvegese Kristoff Dagli azzurri non arriva l'acuto: il digiuno dura da 9 anni

SanremoE dire che ieri mattina, al via da Milano, il suo volto tradiva preoccupazione. Non era felicissimo di correre sotto la pioggia in una giornata d'inverno inoltrato. Ieri pomeriggio, invece, non la finiva più di ridere e gridare la sua gioia in una via Roma baciata dal sole. John Degenkolb, velocista tedesco di grandissimo talento, si è aggiudicato allo sprint l'edizione numero 106 della Milano-Sanremo. Alle sue spalle il norvegese Kristoff - vincitore un anno fa - e l'australiano Matthews. Primo italiano il giovanissimo Niccolò Bonifazio, solo 21 anni, il più giovane di tutti, nato non sotto un cavolo, ma ai piedi della Cipressa.

L'ultimo tedesco a vincere la Classicissima di primavera era stato Gerald Ciolek, nel 2013, e l'ex poliziotto della Giant è il quarto tedesco - dopo Altig e Zabel (che fece poker) - a vincere una delle corse più belle e affascinanti del mondo.

Non è stata una bella Sanremo. Va detto senza tanti se e tanti ma. La solita fuga ad animare gran parte della corsa, poi più nulla. Niente sui Capi, niente sulla Cipressa, pochissimo sul Poggio. Si distinguono solo il nostro Daniel Oss, che con il britannico Geraint Thomas, ci prova a una ventina di chilometri dal traguardo, poi è una caduta, lungo la discesa del Poggio, a scompaginare davvero le carte: finiscono gambe per aria il campione del mondo Kwiatkowski, il compagno di squadra Stybar, il belga Gilbert e il tedesco Ciolek. Non finiscono per terra ma vengono rallentati i nostri Pozzato e Gatto, ma anche Cancellara, che in ogni caso riesce ad arrivare ugualmente settimo.

Non è stata una bella Sanremo. Non è stata palpitante come altre volte. Non perché non ci sia stata la vittoria dell'italiano, questo ormai è quasi un «leit-motiv», visto che non accade dal 2006, anno di grazia di Filippo Pozzato. Ma perché è mancato coraggio e un pizzico di follia. Nessuno ha osato sulla Cipressa e nessuno ha cercato di far saltare il banco sul Poggio. Uno scattino l'ha tentato il belga Greg Van Avermaet, ma è stata poca cosa.

Non ha sbagliato una mossa John Degenkolb, che davanti all'Arco della Pace, ieri mattina, invocava il dio del ciclismo. «Da quando la Sanremo la si corre alla domenica, al sabato c'è sempre bel tempo e il giorno dopo pioggia: il dio del ciclismo vuole che si torni a correre al sabato». Sarà, ma il dio delle biciclette e del ciclismo ha voluto che fosse lui a vincere questa Sanremo.

Il tedescone arriva alla consacrazione al suo quinto assalto. Pur senza vincere, aveva preparato la Milano-Sanremo alla Parigi-Nizza: per la quarta volta negli ultimi 5 anni, così, il re della Classicissima, esce dalla «corsa verso il sole» e non dalla Tirreno. Per il tedesco, si tratta del successo numero 47 in carriera: è il primo in una classica monumento che si va ad aggiungere a una Parigi-Tours (2013) e una Gand-Wevelgem (2014), oltre a tappe alla Vuelta e la frazione di Matera al Giro 2013. Nel 2014 era arrivato secondo alla Parigi-Roubaix, alle spalle di Niki Terpstra, a conferma che è un corridore a tutto tondo.

Il suo inizio di anno è stato travolgente: una tappa (la terza) e il secondo posto nella generale al Dubai Tour e ora la corsa dei suoi sogni. «Non ci posso credere. Questo è il più bel momento della mia carriera ciclistica - ha detto -. Ci ho messo cinque anni per vincere una Sanremo e adesso fatico ancora a capire cosa sono stato capace di fare. Un anno fa sono stato frenato da una foratura, oggi è andato tutto bene».