...con sorpresa

La ragion tecnica è preponderante. Ed è infallibile, nel decretare la tempra del vero campione. Ragion tecnica che può nascondersi sotto un velo d’acqua sull’asfalto, perché le più alte prestazioni sulla pista bagnata richiedono, oltre al coraggio, una sensibilità di guida davvero eccezionale, per comprendere i limiti di aderenza, in curva come in frenata. Oppure può esprimersi attraverso i cinematismi delle sospensioni, in quanto i migliori assetti si scelgono in base a doti innate del guidatore intelligente, osservatore attento e in grado di capire. Certo - ed è ormai fin troppo evidente - può affiorare sistematicamente nel labirinto delle sminuzzate offerte di pneumatici, capricciosi quanto ardui, che danno le ali soltanto al pilota che ha il senso del «grip» nel proprio Dna. In parallelo con l’istintiva intuizione degli apporti delle forze aerodinamiche e delle distribuzioni delle masse, nell’equilibrio dinamico dell’autovettura.
Tutte, proprio tutte queste ragioni tecniche hanno fatto di Sebastian Vettel il miglior pilota degli ultimi anni. Ricordate il Gp della Cina 2007 o Monza 2008, con la pioggia? La sua Str non era una macchina da «top ten», per quanto in ascesa. Ricordate come guidava? Proprio pochi giorni fa, durante una ricerca, nel computer riservato alla posta, ho trovato una E-Mail del caro ingegner Ascanelli, che mi diceva: «È nata una stella!». Era il giorno della rivelazione del suo giovane pilota. Poteva dire: «Una promessa», «Un guidatore di sicuro avvenire»… No, ha detto «Una stella», cioè un campione. Non cancellerò mai quel messaggio, perché fa parte del fascio di prove a sostegno della ragion tecnica, con la valutazione di un ingegnere di provenienza Ferrari e McLaren.
L’intera storia della Formula 1 è zeppa di esempi convincenti. Come credete che abbia potuto esplodere la rivoluzione del 1961, con le gomme ad alta isteresi, ovvero delle mescole super-aderenti, che hanno accompagnato la tecnica automobilistica fino ai nostri giorni, se non ci fosse stata la pista umida del Nürburging e se non ci fosse stato il grande Stirling Moss a garantire che lui, e lui solo poteva compiere la rischiosa impresa delle gomme Dunlop da bagnato anche sull’asciutto? E come pensate che tutta l’epopea delle «wing car» e delle successive evoluzioni aerodinamiche si sarebbe svolta senza Andretti o Senna? Uno dei miei ricorrenti ricordi di Ayrton è proprio legato al Nürburgring, l'anno dei miei profili alari sulla sua Toleman. Era il giovedì del gran premio: «Mi hai portato i diagrammi?». La sua dedizione alla ragion tecnica rasentava il fanatismo. Peccato che non abbia mai parlato a Vettel: è arrivato dopo la mia sessantennale presenza sulle piste. Ma ho parlato di lui con Adrian Newey e ne so abbastanza. Già, la macchina trasgressiva. È facile - si dirà - far le «pole», vincere e diventare campione del mondo, con una superiorità tecnica dovuta a caratteristiche illecite, non interamente condivise dalla concorrenza. Eppure, dalla complessa analisi risulta che i suoi successi si sarebbero ripetuti anche nella maggiore equità tecnica. Ricordate l’ala flessibile di Silverstone? Quando si ruppe, ne restava un’altra soltanto e la diedero a lui, non al «pirata» Webber, precipitato nella nota crisi della seconda guida, ma responsabile, poi, del terribile speronamento in Turchia. Bell’ambientino! E non a caso ho appena introdotto l'Indice-Vettel, basato sull’assegnazione del valore cento alla sua capacità di sfruttamento delle gomme: tutti gli altri dietro. Anche del 14 per cento! Dunque, ce n’è abbastanza per la sua doppia corona meritata.