La Spagna non ha un Messi e il Brasile soltanto Neymar

Forlan si chiama Diego ma è non c'entra con il Diego maximo, sbaglia un rigore e il Brasile si ritrova a giocare stanotte la finale. Bonucci tradisce il proprio nome di battesimo e disegna un sgorbio che regala alla Spagna l'accesso alla finale di cui sopra. Il riassunto delle precedenti puntate della confederations cup è questo, non altro, non diagonali, ripartenze e quattro tre tre. Trattasi di caso, destino, fatalità, dunque a Rio c'è del buono stanotte, c'è il Brasile di ieri contro il Brasile di oggi, alla voce Spagna campione del mondo e d'Europa, c'è Neymar che gode di una protezione mediatica fortissima e ci sono i suoi sodali di domani, Iniesta, Xavi, Piquè e gli altri del Barcellona. Ma ci sono anche quelli del Madrid, nel senso di Real, i quali avrebbero la voglia bastarda di combinare il primo scherzo, di portare la prima pugnalata all'avversario della Liga. Brasile Spagna è comunque la festa del football, non si può evitare l'esaltazione di due scuole, una storica, l'altra di ultima tendenza. Scolari e Del Bosque sono uomini di campo, mestieranti e niente affatto spacciatori di tattiche. Sanno di avere a disposizione il meglio che passi loro il convento brasiliano e spagnolo, adattano le proprie convinzioni a un gruppo che ha perizia e voglie. Questa finale di Rio è, per molti, l'happy hour di quella che potrebbe e dovrebbe essere la grande abbuffata, tra un anno, della coppa del mondo, stessi protagonisti, stessa sede, stesse ambizioni. Una corrente di pensiero sostiene che la Spagna sia in fase di decadenza, il calcio ritmato che ha come madre la squadra blaugrana è in via di esaurimento e noia, manca il guizzo di Messi o quello che sarà di Neymar o quello di Cristiano Ronaldo, ormai, come ha dimostrato l'Italia, il giochino del tu la passi a me e io la passo a te ha fatto il tempo che doveva.
Il Brasile, di contro, non affascina se non i romantici e nostalgici. Quando vedo Luiz Gustavo menare a destra e a manca capisco che il fucibòl bailado di Falcao, Socrates, Zico e Leo Junior è davvero roba dell'altro secolo. Idem come sopra per il Luiz del Chelsea che picchia il pallone e gli avversari ma ha la fortuna di vestire la maglia verde oro che bonifica da qualunque errore.
Noi italiani dovremmo tifare per la Spagna e non soltanto per affetto e fazione continentale ma almeno per rendere meno depressa la nostra eliminazione ai rigori contro le furie rosse. Ma il Brasile è come Frank Sinatra, è difficile evitarlo, ignorarlo, trascurarlo. È il calcio, la sua torcida è colorata, colorita e piena di femmine bellissime. Anche da questo punto di vista, in tutti i sensi, i brasiliani sono avanti a tutti.
Prima della sfida grande ci sarà anche la finalina per il terzo e quarto posto, partita inutile che serve a Blatter per tenere buoni i voti e le entrate ma non interessa più di tanto alle due nazionali in campo. La stagione è finita da tempo e i calciatori sono sfiniti dallo stesso tempo. Speriamo di non giacere anche noi, per il caldo, la noia e l'ora notturna. Domani è giorno lavorativo.