Spagna squadra del destino "Ma con la vostra difesa..."

Del Bosque non cambia formazione: «Quattro anni fa eravate stanchi, adesso sarà un'altra Italia»

Simone Rovera

Parigi Guardare avanti. Anche perché indietro, negli ultimi 22 anni almeno, i ricordi non sono molto piacevoli. Lo pensa l'Italia, ma lo dice anche la Spagna, soprattutto Alvaro Morata, uno che sembra aver già messo alle spalle gli anni e i trionfi con la Juventus. Il passato però se lo troverà di fronte e avrà la faccia cattiva di Bonucci, Barzagli e Chiellini. Dietro di loro Gigi Buffon, «Giocare contro di loro sarà difficile, ma in Italia, grazie ai miei compagni ho imparato tanto e sono migliorato. Vedo quello che hanno detto in questi giorni e mi fa piacere, li ringrazierò sempre per come ognuno ha fatto del suo per farmi migliorare e per provare a farmi rimanere a Torino. Capisco che alla gente dispiaccia, ma questo è il calcio e devo guardare avanti».

Avanti devono guardare anche gli azzurri, perché come negli ultimi due Europei, il nostro destino si gioca contro la Spagna. Già visto, già vissuto e non è stato piacevole. Nel 2008 è andata male, nel 2012 anche peggio perché il 4-0 con le Furie Rosse ha fatto storia. Il Mondiale brasiliano sembra definitivamente alle spalle, un incidente di percorso già dimenticato, come il ko contro la Croazia nell'ultima gara del girone. Almeno per Del Bosque, intenzionato a riproporre lo stesso undici che ha iniziato ogni gara del girone. Quattro sono vecchie conoscenze, vecchi nemici che ci hanno già fatto male in passato: Sergio Ramos, Andres Iniesta, David Silva e Cesc Fabregas.

Iniesta fu addirittura l'MVP della finale del 2012, inutile aggiungere altro, mentre David Silva aveva segnato il primo gol su assist di Fabregas. Ma la gara di Kiev è già dimenticata, soprattutto da Del Bosque che ammette: «Quel risultato è dipeso da tanti fattori. Loro sono arrivati stanchi, ma quella non era la vera Italia, non quella che ci troveremo di fronte allo Stade de France». Anche nell'altro precedente europeo, quello del 2008 c'era stato lo zampino di Fabregas: aveva segnato lui il rigore decisivo, dopo che Casillas aveva parato quelli di De Rossi e Di Natale. Già Casillas, ci sarebbe anche lui, ma sarà in panchina perché nemmeno il peso della storia può arrestare la crescita di De Gea, oggi tra i migliori portieri al mondo. L'unico che non ci ha ancora castigato sarebbe Sergio Ramos, anche se gli zero gol messi a segno dagli azzurri in queste due sfide decisive dimostrano quanto il capitano del Real Madrid ci abbia fatto soffrire. Il rigore sbagliato contro la Croazia non è stato l'unico errore del suo Europeo: contro Turchia e Repubblica Ceca aveva già mostrato segni di fragilità come sul gol di Perisic. Ma Ramos, è uomo da gol pesanti nelle partite che contano (due in due finali di Champions League), bisognerà fare attenzione anche a lui. Unica consolazione, se si può dire, la Spagna soffre le difese a tre, lo ha detto Xavi nei giorni scorsi, lo ha confermato Del Bosque ieri ricordando l'amichevole di Udine. Nei fatti lo dimostrano anche le partite contro Cile e Olanda del Mondiale 2010. Del Bosque, che lascia qualche dubbio sul suo futuro in caso di eliminazione, avvisa i suoi: «Abbiamo rispetto per questa Italia: è solida difensivamente e possono far male davanti, sanno giocar bene in entrambe le aree. Favoriti non ce ne sono». Il campo, stasera, gli dirà fino a dove potrà guardare avanti, anche lui.