La spending review di Conte: "Vinciamo anche senza soldi"

Carico come una molla. Ancora un filo abbronzato, in una Torino comunque calda e soleggiata. Volendo, anche polemico il giusto. Di sicuro, puntiglioso e affamato. Pronto a partire, insomma. Stasera, a Genova contro la Sampdoria che lo scorso anno ha osato battere la sua Juventus due volte: 2-1 allo Stadium (per di più in inferiorità numerica e partendo dallo svantaggio), 3-2 a Marassi nell'ultima di campionato quando però il tricolore era già in freezer. Basterebbe quel doppio ricordo per tenere alta la tensione: è però ovvio che Conte non pensi solo alla Samp ma «a un lungo viaggio che andiamo a cominciare. Siamo i favoriti, inutile negarlo ed è giusto che sia così perché veniamo da due scudetti di fila. A maggio però vincerà chi dimostrerà sul campo di essere più forte: due anni fa nessuno pensava fossimo noi i migliori, invece lo siamo stati».

Bissando poi il trionfo tricolore e presentandosi agli attuali nastri di partenza dopo avere spaventato la concorrenza con un mercato di qualità che ha portato a Torino Tevez (9 milioni più 6 di bonus), Llorente (parametro zero) e Ogbonna (13 più 2): «Diverse concorrenti si sono attrezzate spendendo molto più di noi - precisa Conte - ma io continuo a leggere che il gap tra noi e loro è aumentato. Cosa succederà quando avremo anche noi un budget importante? Ci darete subito la Coppa Intercontinentale?». Ad Agnelli senz'altro piacerebbe, ma ovvio che no. Comunque sia, con il 3-5-2 d'ordinanza come stella polare («forse vogliono farci cambiare modulo per far sì che noi non si continui a vincere»), la Signora ha operato bene e di questo le va dato atto. Dopo di che, anche i sassi sanno che in entrata manca un esterno sinistro (Zuniga, Kolarov, Marquinho o Biabiany) e che in uscita si aspettano gli ultimi giorni per piazzare al meglio Matri e Quagliarella. «C'è tutto il tempo per centrare gli obiettivi di cui abbiamo parlato con la società. Intanto pensiamo a battere la Samp che ha in panchina un maestro come Delio Rossi: siamo in testa alla classifica da tantissimo tempo e vogliamo restarci».

Nella sua, di testa, c'è il tris tricolore che nella storia del nostro campionato sono riusciti a centrare solo Genoa (due volte), Pro Vercelli, la Juve del Quinquennio (dal 1931 al 1935), Torino, Milan e Inter (uno però a tavolino). Parte così, Conte: orgoglioso di quanto ottenuto («in due anni abbiamo vinto 4 dei 7 trofei cui abbiamo partecipato, quando nei piani della società l'attuale stagione avrebbe dovuto essere la prima in cui provarci davvero») e convintamente cannibale: «Chi vince vorrebbe sempre riprovare certe sensazioni. Siamo qui per questo». Se i giocatori continueranno a seguirlo, niente di più facile che vada a finire come lo scorso anno.