Stasera finalmente parla il pallone

di Tony Damascelli

S tasera Napoli e Juventus giocano a pallone. Finalmente. Per un'ora e mezza soltanto football, aspro, acido, anche cattivo ma soltanto gioco, di tecnica e di tattica. Personalmente non ne potevo più, e non ne potrò ancora più, di Dominello e Taglialatela, di Pecoraro e di De Magistris, tutta roba a margine, personaggi poco pirandelliani ma tutti alla ricerca di un autore, di qualcuno che li renda attori protagonisti.

La Juventus va nella bolgia del San Paolo come le accade da quando è nato il campionato di calcio. Quando mai la Juventus è stata amata dai rivali? Nemmeno quando era in serie B. Dunque dopo cinque scudetti consecutivi e all'alba del sesto eventuale, figuratevi come sia montata la schiuma rabbiosa sulla bocca degli avversari, Napoli, Roma, Fiorentina, Inter, Milan e, ovviamente, il derby con il Torino. Dovunque e comunque è sfida e così questa sera, al di là di Giudain e dei pernacchi. In verità il fatto che i tifosi di una squadra (stavolta tocca a quelli juventini in altre ai napoletani ai milanisti, interisti, romanisti) non possano entrare allo stadio, significa che lo Stato è debole, che il calcio non sa difendersi, che la soluzione scelta dai responsabili dell'ordine pubblico è quella della fuga.

Napoli-Juventus è una partita di calcio non il duello sociopolitico come ancora Sarri ha voluto dire ieri. Queste sono pinzillacchere, avrebbe detto Totò il quale aggiungeva siamo uomini o caporali. Ecco, stasera tocca agli uomini, Sarri e Allegri e i loro dipendenti in campo, una partita degna della serie A, della storia dei due club e non della cronaca di alcuni quaquaraqua. Se non sarà così i soli vincitori saranno gli arruffapopolo che hanno un nome, un cognome e, ahinoi, anche un incarico istituzionale.