La storia bella e triste del piccolo Schumacher

Indiscrezione dall'Austria: Mick jr ha debuttato sulle monoposto di F4

Fra nemmeno dieci giorni per Mick sarà un anno. Un anno che papà c'è ma non c'è più. Un anno trascorso accanto a un papà da vivere in modo drammaticamente diverso. Un anno senza quel papà mito ed eroe dello sport che lo accompagnava ad ogni viaggio in giro per l'Europa in cerca di piste da kart su cui far correre passioni e speranze. Un anno trascorso però accanto a un papà diverso, sempre mito, sempre eroe, ma immobile e silenzioso, che non sai se ti riconosca e veda veramente. Un papà da amare, se possibile, ancora di più. E da accudire ogni giorno nel chiuso sacrale della grande villa vicino a Gland, sul lago Lemano.

Mick junior Schumacher ha quindici anni. Non ci sono soldi e patrimoni che tengano: in questi casi si cresce in fretta, più velocemente di quanto si ripresentino le ricorrenze. Soprattutto quelle più terribili, le uniche a ritornare sempre puntuali senza neppure il bisogno di appuntarle. 29 dicembre 2013. È una mattinata fatta di sole e neve soffice, la scorciatoia sembra di panna invitante sulle nevi dell'Alta Savoia, a Meribel. Sotto il manto però si nasconde la roccia che blocca lo sci artigliando Michael che vola catapultato in avanti senza difese. Senza braccia fra sé e l'impatto. Colpisce la pietra con la testa. Ed è il buio. Quel fottuto giorno di vacanza Mick junior è lì con lui e vede tutto, capisci subito tutto.

Una manciata di giorni e sarà un anno. Mick in questi terribili mesi, come la sorella più grande Gina Maria, ha continuato a studiare, a fare le cose per bene, regalandosi momenti di una normalità ormai contaminata dal dolore. Soprattutto, Mick ha certamente parlato tanto con papà come ha sempre fatto mamma Corinna. Perché aiuta, perché lo stimola, fa bene e perché aveva molto da raccontare a papà. Delle gare. Di quelle corse di kart che ha continuato a disputare in giro per l'Europa. Del titolo mondiale sfuggito a settembre, sulla pista di Aunay les Bois, in Francia, secondo dietro un inglese. Sconfitto come era accaduto tanti anni prima a papà Schumi, che nei kart aveva sì portato a casa un titolo europeo e per grazia ricevuta da Zanardi, però mai il mondiale. «Sono comunque orgoglioso di questo risultato, ma è ovvio che la mia ambizione sia un giorno diventare campione del mondo... Per cui sono solo all'inizio del mio lavoro» aveva detto Mick quel giorno dopo il podio e qualche lacrima, protetto da Peter Kaiser, il preparatore e vecchio amico di Michael che dall'incidente accompagna il giovane su ogni campo di gara.

Ora, però, Mick potrà parlare d'altro ancora con papà. Del test segreto avvenuto a Valencia giorni fa. I media austriaci ne sono certi, la manager di Schumacher non conferma e non smentisce. Un test importante perché il figlio di Michael ha debuttato al volante di una Formula 4, categoria ufficiale di avvio alle monoposto. «Mick è certamente un talento». Così ha detto Peter Mucke, il proprietario della scuderia con cui il giovane Schumacher ha provato. «Perché non basta avere un cognome famoso per essere un grande pilota... Mick ha certamente talento, ma non si può ancora dire se un buon pilota di kart sarà anche veloce su una vettura di F1». Poco importa. Mick è già un piccolo grande uomo. Per scoprire il campione c'è tempo.