La strana storia di Lucas Pratto, bomber nella Genova... sbagliata

Il grande protagonista della gara di andata della finale di Libertadores tra Boca e River è stato l'attaccante Lucas Pratto. Prima di esplodere nella sua Buenos Aires - colonizzata dai genovesi - si conquistò la fama di "bidone" col Genoa

Da "Genova" a Genova, non in transatlantico ma in aereo, come si conviene a un grande calciatore (anche se qualcuno non sarà d'accordo con questo aggettivo). Lucas Pratto, attaccante del River Plate a segno nel derby di andata contro il Boca valido per la finale di Copa Libertadores, è un bomber a due facce. Un campione, secondo gli argentini. Un "bidone", per i tifosi del Genoa che lo hanno avuto in squadra nella stagione 2011/2012. Allora Pratto era una giovane promessa del Boca Juniors, club noto con l'appellativo di Xeneizes per la provenienza dei suoi fondatori, genovesi emigrati in Argentina in cerca di buena suerte.

Tra il quartiere della Boca e Genova ci sono poco più di 11 mila chilometri. Un viaggio dall'altra parte del mondo che a Pratto, soprannominato "cammello" per le sue movenze non proprio feline, non doveva pesare più di tanto data l'affinità culturale tra le due città. E invece, i tre gol segnati in 12 presenze con la maglia rossoblù non sono bastati per sottrargli la fama di bidone, uno dei tanti passati tra le mani del presidente Preziosi a fronte di qualche campione come Milito, Lavezzi e Thiago Motta. In quel campionato, qualche tifoso italiano avrà investito una manciata di fantamilioni per strapparlo alla (quale?) concorrenza. Il risultato è stato così così e Pratto, lemme lemme come suggerisce il suo soprannome, ha deciso di tornarsene in Argentina.

Il Velez Sarsfield lo ha accolto tra le sue braccia. Investimento azzeccato, perché il calcio che si gioca nella Serie A albiceleste è perfetto per il fisico da corazziere di Lucas Pratto, volato poi in Brasile per diventare il portatore d'acqua (e di gol, 25 in 89 presenze complessive, non molti a dir la verità) tra San Paolo e Atletico Mineiro. Gol pochi ma buoni, quantomeno per soffiare il posto nella Seleccion a gente come Dybala e Icardi, tanto a proprio agio negli stadi del Belpaese quanto a secco in nazionale.

Nel 2018 ecco l'affronto degli affronti: Pratto lascia il San Paolo per il River Plate. "Che c'è di male?", penserà il lettore a digiuno di calcio argentino. Il River Plate è la rivale per antonomasia del Boca Juniors. Tra le due tifoserie un odio viscerale che risale all'inizio del '900, quando le squadre si giocarono in un derby qualcosa più della gloria sportiva: la permanenza nella Boca. Il River perse e dovette lasciare la delegazione agli Xeneizes. Da allora l'antipatia tra i due club si è trasformato in odio viscerale. A ogni derby, puntuale, è arrivata la resa dei conti. Ma mai definitiva, fino alla finale di Copa Libertadores di questi giorni. La partita di andata è finita 2-2, il Boca è andato avanti due volte e due volte Pratto - la seconda propiziando un autogol - l'ha ripreso. I tifosi del River sognano la Vittoria, quelli del Boca temono l'Apocalisse. E i genoani? Si mangiano le mani. Forse...