Strama, resa continua. E l'Inter perde altri pezzi

Nerazzurri puniti ancora da una discussa decisione arbitrale. Ma con il Cagliari non c'è reazione. Gargano e Nagatomo ko

Dodicesima sconfitta. Primo tempo buono, secondo disastroso. Poi si può star qui a parlare per una vita del rigore su Pinilla che sblocca la partita.
«Generoso? Sono andato verso la porta, ho sterzato e Silvestre mi ha toccato - ha detto Pinilla -. Appena ho sentito il contatto mi sono buttato. Per me è rigore». Dice che si è buttato però è rigore. Lopez imbarazzato: «Il contatto non si vede, però io devo credere al mio giocatore». Il contatto non si vede perché non c'è, c'era la simulazione.
Stramaccioni, barba lunga, respiro breve, non accetta versioni furbesche: «Inesistente, Silvestre tira addirittura indietro il piede, un tuffo clamoroso, non c'è contatto, assolutamente. Come si fa a fischiare un rigore del genere? C'è un disegno contro di noi? No, non c'è qualcosa che va oltre l'errore, come quello di San Siro con l'Atalanta. Cosa penso? Di sicuro siamo fortemente pealizzati da questi episodi».

Questo è un abbaglio, ma al 16' Ibarbo va giù in area, qui il contatto c'è, forse Kovacic, Celi non fischia. E comunque l'Inter dopo il rigore inesistente ha ancora 25 minuti a disposizione per far girare qualcosa, ma non c'è accelerazione, nessun cambio di ritmo, fine delle occasioni da rete, mentre il Cagliari va in percussione a segnare il 2-0 ancora con Pinilla e prende una traversa con Ibarbo. Nuove e ulteriori attenuanti, che ci stanno, reali quanto logore: «La partita è girata con l'infortuinio di Gargano - commenta Stramaccioni -. Avevo spostato Cambiasso e Kovacic più avanti a ridosso di Rocchi, fino a quel momento Handanovic non aveva corso pericoli. Perdi Gargano, poi anche Nagatomo e capisci che questa è una stagione incredibile, maledetta, un'emergenza enorme che non ci ha mai abbandonato. Poi merito al Cagliari che ha giustificato la vittoria». Ancora infortuni muscolari, c'è fuori un'intera squadra, Strama, è casuale? «Nagatomo ha avuto un problema al ginocchio...». Nessun appunto a medici e preparatori, nessuna ammissione di colpe. Strama è un ragazzo magari presuntuoso ma sincero, la vede così, l'Inter ha fatto la partita, ha battuto dieci angoli, ha avuto tre occasioni limpide sullo 0-0, ha colpito un palo clamoroso con Cambiasso ma non ha mai velocizzato il gioco neppure dopo lo svantaggio.

Moratti ha parlato di fragilità del gruppo, i rumors invece parlano di una preparazione dedicata, carichi che consentono al gruppo dei veterani di reggere ritmi e allenamenti blandi. Di sicuro ci sono finiti dentro vecchi e giovani da M'Baye a Milito, da Obi a Palacio. L'emergenza in attacco è al limite del paradosso, Samuel è entrato a un quarto d'ora dalla fine per fare il centravanti, altro a disposizione non c'era. O meglio: gli sbarbati restano fuori. E questo è il secondo appunto da muovere al tecnico, più grave se si pensa alle sue origini, in panchina c'erano Benassi, Belloni e Forte, meglio vedere uno di loro sbagliare un dribbling o uno stop, piuttosto di un celebrato tripletista. E se fossero stati in grado di cambiarsi, probabilmente sarebbero entrati Chivu e Stankovic. L'allarme lo lancia Rocchi: «Preso il gol abbiamo perso fiducia e ci siamo buttati troppo giù, non siamo stati capaci di reagire, senza sicurezza e serenità». Zanetti da una sua versione: «Con la testa alla Roma». Quando? Prima? L'Inter ha dato subito l'idea di non voler rischiare neppure l'eventualità di un'Europa di serie B, terrorizzata da dover ricominciare il 2 agosto a Spalato. Resta la Coppa Italia, solo una vittoria potrebbe trascrivere un'iscrizione all'Europa league come male inevitabile. Ma prima occorre passare dalla Roma, mercoledì: «Se penso che dobbiamo arrivare a 12 giocatori...». Poi a Strama scappa una battuta che suona come la richiesta di non sparare sulla croce rossa: «Speriamo che l'arbitro si renda conto delle nostre condizioni...». E in effetti strappa un sorriso a quasi tutti, di pietà.