Honda: "Stregato dal Milan per i suoi grandi Ma io non sono Kakà..."

"Non mi sento all'altezza dei big del passato quando arrivavano campioni fatti e finiti Non ho grande talento e non segno come Ibra Agli allenatori piaccio per la professionalità"

Caro Honda, cosa accade al Milan?

«È un momento difficile ma noi conosciamo sia i problemi che le soluzioni».

Dicono che gli stranieri del Milan non abbiano preso bene il ritiro: la sua opinione?

«Avremo più tempo per allenarci, per parlare tra di noi, per curare i dettagli. Se faremo bene contro la Juve, sarà stato tempo prezioso, altrimenti...».

E come trascorre il tempo libero?

«Mi occupo degli affari che ho in Giappone, prendo contatti con i dipendenti che sono in giro per il mondo».

Scusi Honda, ci spiega in sintesi la sua azienda?

«Ha 110 impiegati che curano 60 scuole-calcio e per le quali lavorano 80 allenatori che si occupano dell'addestramento di tremila ragazzi dai 4 ai 16 anni. Stiamo studiando un format per esportare questo tipo di attività anche in altri paese tipo di quell'area geografica come Cambogia, Vietnam, Cina. Di recente ho anche acquistato un club di terza divisione in Austria».

C'è un dato: il Milan se la cava bene con le squadre top e invece delude con le meno dotate. Ha una spiegazione?

«È una questione di mentalità e anche di tattica. La mentalità riguarda la preparazione a certe sfide, la tattica si riferisce al fatto che i club top ci lasciano più spazio, ci attaccano e possiamo sorprenderli mentre invece con le altre accade il contrario».

C'è anche una responsabilità dell'allenatore, quindi?

«Mihajlovic è un manager onesto, che infonde coraggio al gruppo. La squadra ha bisogno di lui e lui può dare il meglio alla squadra. Se io perdo una partita, conosco un solo metodo per migliorare la performance: quello di tornare ad allenarmi più forte di prima. Ho sempre fatto così da ragazzo».

Come si può affrontare la Juve?

«La Juve è una squadra forte, la più forte del torneo. Bisogna farlo in modo compatto, magari arrivare all'intervallo sullo 0 a 0 per poi concentrare durante la ripresa il meglio delle energie. Non sempre però accade in partita quello che hai preparato in settimana».

Se fosse possibile un baratto, ci starebbe a perdere domani in campionato per vincere la finale di coppa Italia?

«Certo, ma solo se qualcuno mi garantisse questo esito. Poiché non è possibile, allora è meglio provare a vincerle tutte e due».

Cosa la sorprende ancora dal calcio italiano?

«Accetto tutto, gli aspetti che mi convincono e quelli che non capisco. Per esempio uno in particolare: volgere lo sguardo al passato. Qui la memoria dei successi trascorsi è sempre molto viva mentre in Giappone da noi stanno già cercando il dopo Honda, eppure ho solo trent'anni e non ho ancora smesso. In altri paesi europei sono tutti concentrati sul futuro e la differenza rispetto al calcio italiano mi sembra evidente».

Qual è la squadra che secondo Honda gioca meglio in Italia?

«Il Napoli. A me piace quel tipo di calcio».

Ha visto cosa è successo tra Higuain e l'arbitro Irrati?

«No».

E la Juve che sta per rivincere lo scudetto?

«Pratica il tipico stile italiano, il suo punto di forza è la difesa».

Dal 2011 il Milan non vince più lo scudetto: quando sarà possibile rivederlo in lizza per il titolo?

«Nel passato, da queste parti, sono arrivati giocatori eccellenti. Io stesso sognavo di giocare nel Milan perché sono cresciuto con quella squadra che dominava in Europa e nel mondo, del Milan vincente mi ero innamorato e mi colpivano la sua maturità e professionalità. Non erano bambini ma campioni fatti e finiti. Io non mi paragono a nessuno di quei campioni. Saremo in grado di ricostruire un Milan così solo se saremo tutti uniti».

Da quando è a Milanello ha visto passare quattro allenatori: che cosa pensa?

«Ho considerato una fortuna incrociare come allenatori Seedorf e Inzaghi che erano i miei idoli da giovane. Non hanno realizzato risultati ed è stato naturale vederli uscire di scena».

Da Seedorf a Mihajlovic, sostengono che Honda è un professionista esemplare: cosa ha di speciale?

«Si riferiscono al mio comportamento durante gli allenamenti. Io mi sento responsabile di quel che accade in partita. E se perdo raddoppio gli sforzi in allenamento. Non sono nato dotato di un grande talento e ho fatto di questa idea la mia filosofia».

Come mai ha segnato così pochi gol?

«Per due equivoci: 1) perché quando sono arrivato in Italia mi hanno considerato un attaccante, quindi creando aspettative eccessive ma io attaccante non sono; 2) perché io non sono né Kakà né Ibrahimovic e non posso fare lo stesso numero di gol che han fatto loro. Io faccio quel che so fare e cerco di essere utile alla squadra».

Quale giocatore l'ha sorpresa a Milanello?

«Niang, non pensavo fosse così bravo. Peccato per l'infortunio».

Come si vive a Milano?

«Benissimo. Ho vissuto 4 anni a Mosca e due nelle campagne olandesi, non mi posso certo lamentare se ora vivo al centro di Milano».