La sua panchina vacilla e Di Francesco teme la spallata di Spalletti

L'ex tecnico giallorosso ha in mano il destino del suo successore. E bacchetta papà Lautaro

Roma - Il ritorno di Luciano Spalletti nella Capitale fa sempre notizia. Sarà la quarta volta da avversario all'Olimpico, la seconda da ex contro la Roma dopo quella agli albori della passata stagione. Finora ha sempre vinto, prendendosi un posto Champions contro la Lazio e - nella notte del 26 agosto 2017 tra fischi e insulti per il fresco divorzio dai giallorossi - un successo alla «prima» di Di Francesco in casa. Per 70 minuti la sua Inter soffrì gli avversari: gol di Dzeko, tre pali romanisti e un rigore netto negato a Perotti, poi la svolta nel finale con la doppietta di Icardi e il gol di Vecino.

L'incubo Spalletti si ripresenta al cospetto di una Roma falcidiata dagli infortuni (18 ai box per problemi muscolari dall'inizio della stagione, l'ultimo il giovane Coric che aveva appena debuttato in Champions) e la cui panchina di Di Francesco continua a essere instabile. L'odiato ex potrebbe dare la spallata decisiva a colui che fu suo team manager nel 2005 (la prima era giallorossa di Spalletti) anche se le alternative, a cominciare dal nome più caldo, il portoghese Paulo Sousa, non convincono la dirigenza. «Se sono sereno per il mio futuro? Lo sono, anche se la serenità forse non è lo stato emotivo corretto per descrivere ciò che sto vivendo, nel senso che mi girano tanto per il momento della squadra - ha sottolineato l'allenatore della Roma -. Ma so che la sfida con l'Inter è determinante per cambiare passo e mi auguro che succeda. Voglio una squadra con il sangue negli occhi».

Di Francesco ha un bilancio in passivo contro il collega interista (2 pareggi e 4 sconfitte) con il quale - a sentire i bene informati - non ha attualmente un rapporto idilliaco dopo la collaborazione di qualche anno fa. Luciano Spalletti vive la sfida con una grande tranquillità, almeno apparente. «Lo stato d'animo della mia vigilia è di quelli che mi piacciono, a Roma non solo ho allenato ma anche vissuto a lungo, ho legami bellissimi con tante persone. Se siamo diventati quelli che per forza devono vincere all'Olimpico, vuol dire che di strada ne abbiamo fatta. Lo prendo come un complimento, quando sono arrivato io l'Inter era a 30 punti dalla Roma, club che lo scorso anno ha quasi fatto una finale di Champions», così il tecnico nerazzurro.

Per lui l'argomento scottante è quello di Lautaro Martinez, dopo il tweet del papà in cui accusava il tecnico dello scarso impiego del figlio. «Ho parlato con lui, è importante che Lautaro si renda conto che suo papà facendo queste dichiarazioni attacca l'Inter, non me. Così crea problemi al figlio, danneggia la sua immagine e il suo rapporto con i compagni di squadra. Per diventare un top player devi saper gestire te stesso e quelli che ti stanno intorno, è giusto che tu ti faccia sentire anche con i familiari». Assicura un saluto normale a Totti («se lo incontrerò, non ho ancora letto il suo libro, ma da quello che ho visto però dovrò fare qualche precisazione...») e può dare il benservito a Di Francesco. Se vince, i fischi dell'Olimpico potrebbero non essere solo per lui.