Il "Superclasico" in finale è un derby di Baires all'italiana

Con undici "italiani" alla Bombonera, nove in campo e due in panchina, il SuperClasico si tinge di tricolore. In palio (ore 21 su Dazn) c'è metà Coppa Libertadores, ma soprattutto il desiderio di riscatto della nutrita pattuglia con trascorsi in Serie A. Se si esclude infatti l'ex juventino Tevez, nel Boca, e in parte il suo compagno Mauro Zarate, tra alti e bassi con Lazio, Inter e Fiorentina, gli altri sono reduci da esperienze non proprio da incorniciare e cavalcano l'onda della sfida in mondovisione. Come Fernando Gago, regista del centrocampo Boca, rottamato a Madrid, e poco più di una semplice meteora nella Roma di Luis Enrique. Nello stesso ruolo, ma su sponda River, troviamo Fernando Quintero. Con lui l'Italia è stata miope: nel Pescara riuscì a mettere in mostra un buon repertorio, ma alla fine gli abruzzesi non lo riscattarono e il "cafeteros" riuscì a crearsi una nuova identità nel Porto, fino a diventare l'elemento più interessante ai recenti mondiali in Russia, oscurando James Rodriguez. Per non parlare di Bruno Zuculini, uno che le montagne russe emotive le sperimenta da anni. Scartato dal Manchester City, da un drappello di squadre spagnole e dal Verona, oggi è il pilastro dei "Millonarios" di Gallardo.

A proposito del tecnico del River va ricordato che pur pilotando la squadra dovrà attenersi alle indicazioni del "tutore" Enzo Francescoli (ex Cagliari e Torino), direttore tecnico della squadra. Le alchimie tattiche del Boca sono invece saldamente nelle mani dell'ex bomber Guillermo Barros Schelotto, transitato due anni fa sulla panchina del Palermo.

Tra protagonisti e figuranti la sfida di Buenos Aires sarà arricchita anche dalle gesta di Gino Peruzzi (ex Catania), dell'ex genoano Lucas Pratto e dai guizzi offensivi di Marcelo Larrondo, bomber dalle polveri bagnate a Siena, Firenze e Torino.