Il talento c'è. Con le Furie stessa umiltà

Il talento del calcio italiano c'è e luccica, sia pure a intermittenza, nella notte di Cracovia

Il talento del calcio italiano c'è e luccica, sia pure a intermittenza, nella notte di Cracovia. Il talento di Caldara (Juventus), per esempio, che cementa la trincea difensiva. Oppure quello di Pellegrini (Roma), generoso e geniale nel pressing sul tedesco con cui ruba palla e consente a Bernardeschi (Fiorentina) di infilare col sinistro il sigillo decisivo. Senza dimenticare quello mostrato da Gagliardini (Inter) e Benassi (Torino): col neo-romanista, capace di farsi ammirare anche nel tiro da distanza, compongono un trio con i baffi, la vera forza trainante dell'under di ieri sera, nella prima oro di gioco. E allora c'è da chiedersi come può un gruppo così dotato, cui si possono aggiungere lo sbiadito Berardi (Sassuolo) e il discusso Donnarumma (nemmeno una parata da segnalare) con una così alta cifra tecnica, rischiare di restare fuori dalla fase finale dell'europeo. Certo bisogna ringraziare per una volta la Danimarca capace di ricacciare indietro il rivale più temuto ma i 6 punti collezionati non sono ordinaria amministrazione.

Dinanzi al rischio di una spedizione fallimentare, anche Di Biagio, il ct già scaricato (Vanoli il successore preparato dietro le quinte), tira fuori un inedito 4-4-2, senza un centravanti, che sembra fatto apposta per allacciarsi le cinture di sicurezza e invece è la medicina giusta. Adesso in semifinale bisogna rinunciare a Conti (la perdita più grave) e Berardi, squalificati, senza farne un dramma, e andare incontro alla Spagna che sembra di un'altra categoria, con la stessa umiltà e concentrazione. Il talento c'è. E anche le risorse in panchina. Se poi si lasciano negli spogliatoi la presunzione e anche qualche dichiarazione eccessiva, allora la strada, che appare tutta in salita, può diventare anche affascinante.