Tamberi e quel salto nel vuoto senza spirito olimpico su Schwazer

Si potrebbe dire: a cento giorni dai Giochi il peggio che possa capitare è che un altro azzurro, Niccolò Mornati, finisca nelle maglie dell'antidoping, che questo sia un altro canottiere (dopo Vincenzo Abbagnale), che sia il fratello di Carlo vice segretario del Coni nonché capo della delegazione olimpica a Rio, che gareggi per il circolo di cui il presidente del Coni è il patron e che la sua imbarcazione, il due senza, sia da medaglia. Per cui ben ha fatto ieri Malagò a prendere di petto la vicenda e ad affrontarla con schiettezza, evidente dolore, giusta risolutezza.

Però c'è del peggio al peggio. Ed è quanto accaduto l'altro ieri, quando il nostro atleta di punta dell'atletica, Gianmarco Tamberi, campione del mondo indoor nell'alto, se ne è uscito infierendo su Alex Schwazer. Come se l'altotesino oro olimpico di Pechino 2008 e dopato pre olimpico di Londra 2012 che da oggi, dopo 3 anni e 9 mesi di squalifica torna ad essere atleta, non avesse il diritto di poter essere di nuovo atleta. «Vergogna d'Italia, dovete squalificarlo a vita, non lo vogliamo in nazionale», l'ha accolto Tamberi. Frasi che sarebbero fuori luogo nella vita di tutti i giorni per chi ha sbagliato e pagato e che lo sono di più se si vive di sport e ci si ammanta di spirito olimpico.

BCLuc