Tanti gol azzurri come benvenuto

L a scelta di Giampiero Ventura come successore di Conte ha rotto un luogo comune del calcio attuale: avere in panchina un tecnico giovane, inesperto e innovativo a prescindere. Il nuovo ct ha 68 anni ma è giovane dentro ed è più capace di altri di lanciare calciatori in erba, più innovativo di certi allenatori rampanti che non sanno inventarsi nulla, ma sono bravissimi nella comunicazione di loro stessi.

Ventura si dice uomo di campo, più allenatore che selezionatore, vuole una Nazionale che si diverta pur sapendo che il risultato è più importante. Anche se la sua praticità e duttilità dovrà riportare nel suo alveo il ruolo di commissario tecnico. L'idea di evitare gli stage e di avere due o tre raduni nei quali poter provare altri giocatori e soluzioni tattiche e costruire lo zoccolo duro della Nazionale del futuro viaggia su questa lunghezza d'onda e va sostenuta dai club. Senza dunque le tensioni createsi con Antonio Conte, che ha lasciato una pesante ma valida eredità.

Il compito di Ventura è arduo, il materiale a sua disposizione resta scarso ma l'allenatore genovese ormai trapiantato a Bari ha spalle larghe. Sta affrontando con entusiasmo quest'avventura, quasi un premio alla carriera per il professore di ginnastica diventato un tecnico che ha girato 22 città. E sapendo che non avrà molto tempo e che i risultati dovranno arrivare subito, riparte da dove Conte aveva lasciato. Ovvero un'organizzazione di gioco che non comprende alcuni talenti rimasti fuori da queste convocazioni (gli El Shaarawy e i Berardi), ma che non sono esclusi dall'azzurro.

E sarà una coincidenza, ma nel momento in cui nasce la nuova Italia i nuovi attaccanti fanno gol pesanti. Vedi il Belotti pupillo di Ventura, e il Pavoletti non più giovane ma elemento di valore. Un buon punto di partenza nella ricerca di una nuova nazionale e nella ricostruzione di un settore dove da troppo tempo non offriamo goleador.