Tappa annullata per neve, ma la neve non c'è

Le nuove regole impongono lo stop per il meteo a rischio. Nibali si ribella: «Così non correrò nemmeno il Giro...»

Nairo Quintana impegnato nella tappa dell'Alpe d'Huez

Dimenticatevi l'epica che ha accompagnato fino a ieri il ciclismo. Basta sfide tra una tormenta di neve o nella canicola di una tappa pirenaica. Fine delle trasmissioni: è tutto finito. Da quest'anno c'è l'Extreme Weather Protocol, un punto del regolamento Uci nuovo di zecca introdotto su spinta dell'associazione medici e dei corridori, che prevede in caso di condizioni climatiche particolarmente avverse tutta una serie di provvedimenti che possono arrivare anche all'annullamento della corsa.È di ieri l'applicazione di questo nuovo protocollo, con 24 ore di anticipo. Alla Tirreno-Adriatico, in svolgimento in questi giorni, si decide di annullare la tappa regina, la Foligno-Monte San Vicino, quella che avrebbe deciso la corsa, per neve. Piccola annotazione a margine, nemmeno tanto piccola: ieri, al risveglio della carovana, la neve non c'era. Strade pulite, neanche un po' di pioggia. Così invece della neve ecco la tempesta: di polemiche. Vincenzo Nibali, che sogna il tris nella corsa dei due mari, non la prende bene: «Sono amareggiato, speravo nel tris», ha subito twittato il siciliano. Mentre il suo team manager Vinokourov ha chiesto invano di modificare il tracciato della tappa di oggi, quella che arriva a Cepagatti, rendendolo più impegnativo e non per velocisti.«Quanto accaduto ha dell'incredibile e dell'inaccettabile - ci spiega Paolo Slongo, tecnico e allenatore di Nibali all'Astana -: le strade ieri mattina erano pulite, niente neve. Siamo amareggiati perché la corsa è stata irrimediabilmente falsata e se ogni volta che c'è rischio di maltempo ci si comporterà così, allora è il caso di rivedere i nostri programmi. Nibali al Giro? Questo è quello che avevamo programmato, ma ora è necessario pensarci bene. Il Giro affronterà tre grandi vette oltre i duemila metri e il rischio neve c'è eccome. Quindi».Sia chiaro: se in una corsa viene a mancare il requisito minimo per la sicurezza dei corridori è giusto che il gruppo si fermi e metta piede a terra, ma se piove o tira vento, se la canicola scioglie l'asfalto e il sole spacca le pietre e cuoce la testa è in quel momento che il corridore con qualcosa in più viene fuori. Se i corridori professionisti cominciano a fare meno di chi li segue e cerca di emularli come i cicloamatori, sarà la fine di questo sport. Gli appassionati lascino pure le loro poltrone per inforcare le proprie biciclette, si mettano pure alla prova: a bocca spalancata provino pure a superarsi e a migliorarsi. Ma non potranno più meravigliarsi per le imprese vietate a Nibali o Aru, Froome o Contador.

Commenti

grazia2202

Lun, 14/03/2016 - 13:05

ma che roba è. ma anche nel calcio quando piove non si deve giocare. non vorrei che i miei beniamin si prendessero un raffredore. ma chi ha pensato a ste c....te. lo sport è sport. il giorno della gara pure. se sei debole stai a casa. da ridere sta roba