Tempestava di sms Beppe Marotta, procuratore a processo per molestie

La decisione dei magistrati di Torino: il procuratore Gianluca Fiorini finirà alla sbarra per molestie. La replica: "Denuncia artefatta"

Lo avrebbe tempestato di sms ad ogni ora del giorno per convincerlo a comprare i propri giocatori. Così un procuratore di calcio, Gianluca Fiorini, è stato accusato di molestie ed è ora imputato in un processo per fatti che lo vedono protagonista insieme all'amministratore delegato e direttore generale della Juventus, Beppe Marotta.

I fatti risalgono a quattro anni fa, quando l'alto dirigente della società di Torino, sponda bianconera, sarebbe stato inondato di messaggini con cui il procuratore tentava di persuaderlo ad acquistare i calciatori suoi assistiti. Così tanti che è dovuta intervenire l'attività giudiziaria: tutti i messaggi sono finiti all'attenzione della Digos e ne è nata un'inchiesta, da cui ora scaturisce un processo.

Dal capo di imputazione di cui dovrà rispondere Fiorini si apprende che il procuratore avrebbe "sollecitato incontri, inviato commenti, critiche, accuse e allusioni su presunte irregolarità professionali". Una promozione della propria attività professionale che sarebbe quasi sconfinata in una vera e propria ossessione, assai poco gradita da Marotta.

Il direttore generale della società bianconera, così, ha denunciato il procuratore per molestie per ben due volte. Nel primo caso la vicenda si è conclusa con un'oblazione (estinzione del reato dietro pagamento di una somma di denaro, ndr). La seconda volta però i magistrati hanno ritenuto che si dovesse andare fino in fondo e così Fiorini finirà alla sbarra, anche se attraverso i propri legali ha invocato la norma sulla particolare tenuità del fatto. L'avvocato di Marotta ha risposto che l'ad della Juve non intende opporsi a quest'ultima richiesta, a patto però che il procuratore si impegni a non cercare più di contattarlo. Se non per chiedergli scusa.

La replica di Fiorini che smentisce tutto

In giornata arriva la replica di Fiorini, che smentisce le attribuzioni a suo carico: "Gli sms sono finiti all’attenzione della Digos di Torino solo in seguito alla denuncia del Marotta, a mio avviso completamente artefatta, che ha portato all’emissione di un decreto penale di condanna di € 300 da parte della GIP Boemio al quale io mi sono opposto in quanto ho contestato il capo d’imputazione. Io non ho mai sollecitatto il manager bianconero via sms a comprare giocatori e non rappresento nessun calciatore. Le due denunce del Marotta sono datata Novembre 2014 e Febbraio 2015. Avrei potuto fare oblazione per entrambe le due denunce del Marotta ma ho scelto di farlo solo per la seconda denuncia del Febbraio 2015; ho fatto oblazione nel Novembre 2016 in cui ho però dicharato che non avevo intenzione di molestarlo (come legge nell’allegato). Il mio legale Avv. Meazza del foro di Milano, ha chiesto ieri la causa di non punibilità art. 129 codice penale, io non ero presente in udienza e nemmeno il Marotta che ha presentato una dichiarazione di legittimo impedimento. Io non ho mai scritto nessuna dichiarazione: “chiedo scusa non lo farò mai più” ma mi è stato solo chiesto di impegnarmi a non mandare più sms ma devo ancora consegnare questa dichiarazione. Il Marotta ha violato palesemente il vincolo di giustizia sportiva o clausola compromissoria della FIGC denunciandomi al tribunale di Torino e non è stato deferito, mentre Paratici è stato deferito e condannato dalla FIGC per avermi inviato sms ingiuriosi alla mia utenza telefonica nel periodo Agosto/Settembre 2014."