Da tessera a fidelity card E i club diventano controllori

Marcello Di Dio

Roma Una svolta pratica, ma anche culturale. Con l'evoluzione graduale della tessera del tifoso che diventerà una «fidelity card» dei club, ma anche la riapertura dei botteghini allo stadio e il ritorno di tamburi e megafoni in curva. «Perché gli stadi sono luoghi di allegria e di divertimento», così il ministro dell'Interno Minniti. Senza abbassare la guardia contro i violenti, l'obiettivo è fermare la diaspora dagli stadi che ha fatto scendere la media degli spettatori a poco più di 22mila in serie A.

Il Protocollo d'intesa firmato ieri in Federcalcio ha tre capisaldi: l'impiantistica che a livello professionistico deve salire di categoria, l'organizzazione con gli steward che saranno una figura sempre più professionale (più di inclusione che di divieto), la fruibilità degli stadi partendo dall'acquisto libero di biglietti e abbonamenti senza bisogno di tessera, ma con l'abolizione di voucher o campagne speciali. Il primo test probante sarà già alla prima di campionato, nell'anticipo del 19 tra Verona e Napoli, due tifoserie non certo amiche: partita aperta e biglietti disponibili anche last minute (a parte quelli della curva ospite il cui limite di vendita restano le 19 del giorno precedente la gara), ma sempre nel rispetto dei princìpi di nominatività e posto fisso, come spiegato bene dal numero uno dell'Osservatorio del Viminale Daniela Stradiotto.

E se la tessera del tifoso si avvia alla pensione, c'è attesa su quello che faranno i club. In particolare con la creazione della «fidelity card»: saranno le società a controllare il comportamento degli abbonati. Il pregio è essere strumenti di identificazione più «graditi», il difetto è che sono a pagamento (10 euro il costo minimo, anche se più di un club la fa pagare il doppio): le squadre di A potrebbero ottenere un business da 3 milioni di euro. Poi c'è il punto del codice etico: tifosi più responsabilizzati dai club che possono sospendere l'efficacia della nuova card per un numero x di partite in caso di comportamenti scorretti. «Dopo anni bui, oggi si risale la china», dice il presidente del Coni Malagò. Che spenderà 20 milioni per adeguare l'Olimpico, teatro di 4 tappe di Euro 2020. Perché la svolta è anche un adeguamento della normativa italiana alle disposizioni Uefa in materia di sicurezza.