Ma la testa è già alla sfida che vale tutto

di Tony DamascelliU ndici giorni inutili. Da oggi al 13 febbraio, sera, Juventus-Napoli, la partita dell'anno. Un paio di turni di campionato, l'avvento prima dell'evento ma l'attenzione e la tensione sono tutte rivolte alla sfida, al «super-ball» che gli americani se lo sognano. Si va di numeri, record di vittorie consecutive, record di gol, record personali e di squadra ma ci sono anche altri numeri che scaldano a distanza e incominciano a provocare allergie. Sarri la butta sul fatturato, seguendo la propaganda già avviata dal suo presidente De Laurentiis, in breve: la Juventus ha un mucchio di soldi in più e dunque non ci sarebbe lotta leale ed equilibrata con chi incassa e fattura di meno. Per la proprietà transitiva si potrebbe pensare che nel mondo del cinema una azienda come quella di De Laurentiis dovrebbe spodestare il mercato e aggiudicarsi tutti i premi, dal Leone d'oro di Venezia in giù, ma il cinema è arte, dunque genialità e non soltanto denaro, dunque anche altri ce la fanno ad emergere. E nel football vale la stessa filosofia, la Juventus ha messo a posto i conti disastrosi dell'era Blanc-Cobolli Gigli, De Laurentiis ha restituito dignità, censo e conti in banca a un Napoli stracciato da approfittatori, il resto sta nei numeri della classifica che oggi premiano la squadra di Sarri mentre l'Inter, ad esempio, che non ha certo risparmiato soldi nel secolo dei secoli, sta dietro ed è in affanno, idem per il Milan. I numeri del campo, quelli sì contano e la sfida del 13 ha il dovere di essere bella sul serio nonostante lo Stato italiano abbia calato le brache, un'altra volta, dinanzi al pericolo di turbative. Niente biglietti ai tifosi del Napoli, settore ospiti chiuso, come all'andata, il calcio paga responsabilità altrui, i tifosi buoni sono penalizzati da quelli cattivi ma è lo Stato che scappa dinanzi al proprio dovere, come se dovesse decidere di cancellare manifestazioni, raduni, convention per paura di rivolte. E Alfano che dice di questo? Il questore di Torino teme di non potercela fare e se la sbriga chiudendo le porte, la Lega calcio sta zitta, la federazione non interviene. Per fortuna poi ci sarà la partita, il resto è fuffa di burocrati che, ne sono sicuro, avranno il loro posto garantito in tribuna autorità. Ridicoli.