Thohir meno dubbi, Mazzarri meno alibi: così l'Inter risorgerà

Servono decisioni, non un "sior Tentenna" indonesiano. Il tecnico deve recuperare il gioco e una buona difesa

Erick tele Thohir, presidente lontano, televisivamente vicino all'Inter, ha fatto sapere che «il progetto continua». Quale? Quello di non spendere soldi? O quello di riassestare il bilancio? Perché il progetto calcistico sta annunciando la debacle. E non ci venga a raccontare che servono i giovani per vincere gli scudetti. Glielo ha spiegato anche Totti: «I giovani non bastano, ci vuole un adeguato mix». E tutti vediamo quanta fatica faccia la Roma. Sempre che Thohir abbia compreso di aver acquistato una squadra di calcio e non un'azienda di acque minerali.

Eppure l'Inter, a dispetto di Mazzarri e dei suoi alibi, potrebbe ancora gestire un buon campionato e magari arrivare alla zona Champions. Il torneo asfaltato dalla Juve ha dimostrato una sostanziale mediocrità nelle sue avversarie. E l'Inter, con qualche puntello (spendere, prego) potrebbe provare a tener botta per il terzo posto. Lunedì sera Thohir ha fatto sapere di essere molto seccato per la brutta partita contro la Lazio. «La peggiore della stagione. Tanti errori, troppi davvero», ha fatto squillare dal suo paese lontano. Poi ha rimediato aggiustando il tiro: «Ho letto che il mio disappunto per la sconfitta è stato visto come una critica alla squadra. Quando perdi una partita è normale essere dispiaciuti, non equivale ad una critica. Sono il primo a non essere contento per una sconfitta, ma stiamo lavorando tutti insieme, con lo stesso obiettivo. Le analisi tecniche, poi, spettano all'allenatore». E qui fa intuire che l'allenatore c'è rimasto davvero male e qualcuno gli ha chiesto di asciugargli la lacrima sul viso.

Possibile, però, che nessuno abbia consigliato a Thohir, appena acquisita la società, di piazzarsi quattro-cinque mesi a Milano, magari in un albergo meno costoso dell'Armani se proprio deve risparmiare in qualche modo, e tener squadra, tecnico e società sotto controllo, sotto pressione, con qualche decisione in più e qualche riunione del board in meno? In Italia siamo esperti di sior Tentenna, non occorreva che ne arrivasse uno dall'Indonesia. Se n'è lamentato perfino il manager di Guarin, che ha chiesto chiarezza: «Non capiamo la politica di Thohir. Ci dica cosa vuol fare: venderlo o rinnovare il contratto?».

Ecco, oggi all'Inter serve ottimismo e meno vittimismo, un allenatore che studi miglior gioco e qualche altro buon giocatore. La stessa squadra, anzi con minor scelta (non c'erano Icardi, Belfodil, Campagnaro e Rolando. Kovacic è arrivato solo nel mercato invernale) l'anno passato era avanti di 4 punti alla 18ª giornata. Quella Inter si era impegnata in Europa, gli infortuni cominciavano a pesare, Samuel e Milito a mancare. Oggi sarebbe necessario (vedi che il presenzialismo di Moratti serviva) un presidente impellente, che accompagni un allenatore un po' perso nei tormenti e nei suoi errori, forse nelle paure e nella pressione che non sopporta, troppo aggrappato agli alibi per non sentirsi colpevolizzare: l'Inter era partita bene (13 punti nelle prime 5 gare) poi ha cominciato a sgretolare il castello. Non si può già pensare che fosse solo un castello di carte. Anche se i numeri lo fanno pensare: 15 punti nelle successive 10 partite, poi la tripla sfida con Napoli, Milan e Lazio e solo tre punti strappati ai rossoneri con un colpo di tacco che poteva diventare un colpo di coda per ripartire. Invece l'Inter si è fermata subito ed ora dovrà affrontare un percorso da roulette russa. Sarà sfida con le grandi: Juve, Fiorentina e Roma nel giro di meno di due mesi. Magari, in mezzo, anche un derby di coppa Italia. Finora le sfide con le grandi, o presunte tali, sono state deficitarie. Peggio dell'anno passato. Qui dovranno servire ad invertire la rotta.

Mazzarri si lamenta, secondo vecchio stile, per rigori non dati: ne avrebbe voluti almeno 5. Ma non può dimenticare i punti buttati dalla squadra, il gioco che ha avuto un declino progressivo e impressionante, una difesa tramutata in cartapesta. Ed anche Mazzarri sa che la sua panchina non potrà essere eternamente solida. C'è progetto e progetto.