Il «Tiki Taka» è un gioco che funziona anche in tv

Tutto sommato, l'entrata a gamba tesa di Gerard Piqué, cavaliere dell'apocalisse (per gli avversari) blaugrana, farà gioco, al nuovo approfondimento calcistico di Italia 1. «Il tiki-taka? Ormai ne eravamo schiavi», ha detto pochi giorni fa lo stopper abitualmente shakerato da Shakira. Farà gioco perché il titolo del programma che esordisce domani sera è proprio Tiki Taka. E se può esser messo in discussione, addirittura da un suo interprete, il dogma pallonaro più vincente, quello incarnato da Messi&Co., come potrebbero non esserlo le mezze verità, le ipocrisie, le voci di corridoio o di spogliatoio che ronzano perennemente nelle orecchie ai tifosi di ogni gradazione, dal bollente al tiepido?
Questo sarà Tiki Taka, un gioco senza inganni, esposto al giudizio, sempre severo, del campo e del pubblico. Claudio Brachino, direttore dei servizi giornalistici di Sport Mediaset, che qualche anno fa scrisse un saggio su La macchina da presa teatrale, indirizza così la sua squadra del lunedì, le dà il seguente modulo o spartito, come soleva chiamarlo Arrigo Sacchi: il gioco è anche teatro, anche recitazione, non soltanto atto, ma anche brand. E ci vuole una macchina da presa per portarlo nelle case della gente. «Il ct Prandelli - dice Brachino - ha dedicato la vittoria della nazionale che ci ha qualificati per i Mondiali in Brasile alla dottoressa Eleonora Cantamessa e al suo altruismo. Questo è un segnale forte. Questo è anche il calcio».
In seconda serata su Italia 1 il lunedì (ma anche in occasione dei turni infrasettimanali del campionato), per dare un calcio, liftato ma deciso, alla stucchevole forma del talk show ci sarà Pierluigi Pardo, collocato da Brachino («e nessuno si offenda») sul podio dei telecronisti, subito dopo Sandro Piccinini. Il pericolo di una trasmissione «ingessata», dunque, è scongiurato in partenza, vista la filosofia un po' alla Cassano, del quale è persino biografo, del capitano-giocatore. Se poi aggiungiamo l'eccentricità anarchica, non soltanto nel vestire, del fantasista Giampiero Mughini, i collegamenti esterni (domani Paolo Liguori, con zainetto in spalla, relazionerà in presa diretta - e faziosamente come natura vuole - dal Tardini per Parma-Roma), l'acribia genovese e genoana di Graziano Cesari nell'esaminare le immagini lead della giornata («è il nostro sceneggiatore», dice Brachino), la presenza non soltanto mercatologica di Paolo Bargiggia, avremo il modulo di Tiki Taka: la palla è di chi ce l'ha, di chi ne segue con la parola le bizzose traiettorie.
«La struttura è certa, ma anche variabile - spiega il direttore di Sport Mediaset -. Cerchiamo opinionisti che sappiano discutere e facciano discutere, penso per esempio ad Andrea Scanzi del Fatto. Penso poi agli stessi calciatori che potranno essere protagonisti anche fuori dal campo. E le figure femminili come quella di domani, Federica Nargi, non saranno un semplice corredo estetico, daranno un contributo sui contenuti». Il tono? «Acceso ma di certo non trash. Nella tv di oggi il trash non ha senso».
E i non calciofili? «Ovvio che non trascureremo gli altri sport. Staremo con le antenne ritte sugli eventi. E sui personaggi più popolari. Avere una Federica Pellegrini in studio non sarebbe male...».